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	<title>Tipi d&#039;aMare (per brevità) &#187; Letteratura</title>
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	<description>Nomina nuda tenemus</description>
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		<title>Bestseller? Come non detto&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 10:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che un tascabile arrivi a costare 21.50 € è uno scandalo, a prescindere da qualunque considerazione relativa al numero di pagine, novità, bontà della traduzione e successo editoriale. Non solo: a conti fatti e libro consumato, aver sborsato 21 euro &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/09/06/bestseller-come-non-detto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1299" title="grasse risate" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/risata1.gif" alt="grasse risate" width="250" height="190" />Che un tascabile arrivi a costare 21.50 € è uno scandalo, a prescindere da qualunque considerazione relativa al numero di pagine, novità, bontà della traduzione e successo editoriale. Non solo: a conti fatti e libro consumato, aver sborsato 21 euro e 50 per un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Uomini_che_odiano_le_donne" target="_blank">presunto bestseller</a>, mi rompe assai.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho resistito alla tentazione per settimane poi, una decina di giorni fa, ho ceduto. Sembrava che il libro mi occhieggiasse teneramente dagli scaffali, e non ho potuto che prenderlo e farlo mio. D&#8217;altra parte, ho la passione per i gialli, per i gialli svedesi in particolare (il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henning_Mankell" target="_blank">Mankell</a> di Wallander, soprattutto) e per i malloppi superiori alle 500 pagine, e quel titolo ammiccante &#8211; <em>Uomini che odiano le donne</em> &#8211; sembrava una promessa di lunghe ore di felicità narrativa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Felicità narrativa&#8221; non è esattamente l&#8217;espressione che raffigura le circa dieci ore impiegate a leggere le 676 pagine buttate malamente giù dal fu Larsson. Il romanzaccio, perdonatemi la licenza poetica, è un&#8217;autentica cagata; soldi e tempo buttati letteralmente nel cesso. Il libro ha venduto, pare, cinquecentomila copie e se le ha vendute vuol dire che è piaciuto. E se è piaciuto, la domanda che mi spinge a scrivere è: ma cosa piace alla gente? Cosa diavolo legge la gente?</p>
<p style="text-align: justify;">Passi che piaccia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_solitudine_dei_numeri_primi" target="_blank">Giordano</a>, con la sua esangue trovata matematico-letteraria; passi che piacciano i polpettoni alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27ombra_del_vento" target="_blank">Zafón</a> o quell&#8217;indecenza lacrimosa di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_cacciatore_di_aquiloni" target="_blank">Hosseini</a>. Possono piacere perché, pur nella loro assoluta mediocrità artistica, hanno una trama originale, in qualche caso uno stile avvincente o anche solo un buon titolo evocativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma un caso mondiale come quello di Larsson mi getta nel più nero sconforto.<br />
Per darvi un&#8217;idea, anche solo approssimativa: la prima «sensazione», che rivela un «pensiero sfuggente» da cui tutta l&#8217;indagine sarà trasfigurata, si manifesta a pagina 335. Fino a quel punto c&#8217;è il nulla, due storielle parallele senza pathos né brividi che si incroceranno solo a pagina 390, tonde tonde. Il caso viene risolto, senza alcun colpo di scena, a pagina 509. Il che significa che per le restanti 167 pagine, Larsson ce la mena senza aggiungere nulla alla vicenda in generale, all&#8217;intreccio sessual-amoroso dei protagonisti o alla storia potremmo dire biografica dei singoli personaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">E notiamo, di sfuggita, che il fu Larsson, prima della prematura dipartita, sul nulla è riuscito a scriverci una trilogia. No, per dire.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Perché Houellebecq</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono una citazionista nata, convinta che siamo ciò che citiamo, e leggere Piattaforma di Houellebecq è stato soddisfacente perché, benché sul romanzo in sé abbia qualche riserva, sforna quasi in ogni pagina sentenze nette, taglienti e lucidissime, che potrebbero avere &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/08/31/perche-houellebecq/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/piattaforma_petrolio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2772" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 2px solid black;" title="Piattaforma" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/piattaforma_petrolio.jpg" alt="" width="360" height="257" /></a>Sono una citazionista nata, convinta che <em>siamo</em> ciò che <em>citiamo</em>, e leggere <strong><em>Piattaforma</em></strong> di Houellebecq è stato soddisfacente perché, benché sul romanzo in sé abbia qualche riserva, sforna quasi in ogni pagina sentenze nette, taglienti e lucidissime, che potrebbero avere una vita propria indipendentemente dall&#8217;economia della storia.<br />
Sono ampie citazioni, sboccate e corrosive, sulla civiltà occidentale e la sua decadenza inesorabile e suicida.<br />
Le condivido, naturale. Sono non solo vere, ma espresse in un linguaggio abbastanza urtante da spingere anche il lettore più inane a rifletterci sopra. O a rimanere sdegnato, che alla fine è pur sempre un inizio.<br />
Ne ho scelte alcune, le mie preferite.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Sulla morte.</strong><br />
<em> Per farla breve: anche quello, come tutti i cimiteri laici, era di una noia mortale. E confermava l&#8217;irritante consapevolezza che i cattolici rimanessero gli unici ad aver messo in piedi un sistema funerario efficace. Facile, si dirà, visto che il loro metodo per rendere grandiosa e toccante la morte consisteva molto semplicemente nel negarla. Sta di fatto che lì, in quel cimitero, in mancanza di uno straccio di Cristo risorto, ci sarebbe voluta qualche ninfa, qualche naiade&#8230; insomma, un po&#8217; di fica. Così, invece, era impossibile immaginarsi il povero José Martì folleggiare nelle praterie dell&#8217;aldilà; dava piuttosto l&#8217;impressione di essere sprofondato nelle ceneri di una noia eterna.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Sulle relazioni.</strong><br />
<em> Se si pensa al livello delle conversazioni che bisogna subire per portarsi a letto una ragazza, e se si pensa che nella maggior parte dei casi la suddetta ragazza si rivelerà una pessima amante, decisa a spaccarti i coglioni coi suoi problemi e ad attaccarti bottoni infiniti sui suoi ex amichetti [...] e che ti toccherà per forza passare con lei quantomeno il resto della notte&#8230; be&#8217;, credo che a quel punto non ci sia molto da stupirsi se tanti uomini preferiscono togliersi il pensiero sganciando una piccola somma. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Sulla cultura.</strong><br />
<em> Ecco che effetto fa la cultura, mi andavo dicendo, scoccia parecchio ma in maniera utile; ti spedisce a confrontarti con il tuo nulla.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Sull&#8217;amore.</strong><br />
<em> Quando manca l&#8217;amore non esiste nulla da santificare.</em></p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Bauman: il fallimento di una relazione</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 18:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pochi giorni prima che la mia relazione finisse, Effe e io passeggiavamo per Alassio finché siamo entrati in una stretta sgangherata libreria del Budello. Una libreria come un piccolo utero: una casa, insomma, e con una padrona accogliente. Ricordo che siamo &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/07/03/bauman-il-fallimento-di-una-relazione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Nudo_di_donna1_jpg.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2930" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 2px solid black;" title="Il fallimento di una relazione" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Nudo_di_donna1_jpg.jpg" alt="" width="320" height="304" /></a>Pochi giorni prima che la mia relazione finisse, Effe e io passeggiavamo per Alassio finché siamo entrati in una stretta sgangherata libreria del Budello. Una libreria come un piccolo utero: una casa, insomma, e con una padrona accogliente. Ricordo che siamo usciti di là con sacchetti pieni di libri, e io pensavo Ci torneremo presto! Mi sentivo in pace e tesa, percorsa dalle correnti di tutti i libri non ancora letti che ci portavamo dietro.La prossima volta che veniamo a mangiare sushi&#8230;, devo aver pensato. E i miei pensieri sul selciato avevano una baldanza leggera mentre mi accoccolavo meglio sotto il braccio di lui, e lui sorrideva. Non ci tornammo più. Insieme, almeno.</p>
<p style="text-align: justify;">E questa cosa mi è entrata dentro come un puntello, e ha procurato tanto più dolore quanto più mi sono piaciuti quei libri, uno ad uno nel corso delle settimane seguenti: dalla Vargas a Bauman, da Caprarica a Richler, teologia romanzi saggi e poesia. Ogni abbuffata di pagine &#8211; per settimane &#8211; è stato bulimico rifiuto di soffrire, testardo coriaceo indispettito rifiuto di piangere. Che è servito a cementarmi il carattere, a non cedere, ché anche questo è un modo di crescere &#8211; fottuto e stronzo e amaro modo di crescere ma pur sempre crescere. E crescendo, i sentimenti impariamo ad aggirarli più facile, e noi più furbi più scafati e loro più subdoli e sempre meno riconoscibili, sempre più lenti. E magari un sentimento esce a mesi di distanza, scoppia, come bolla di sapone in bocca &#8211; lasciando quel gusto amaro che ha il sapone e anche un po&#8217; acido.</p>
<p style="text-align: justify;">Bauman dice che il fallimento di una relazione è quasi sempre fallimento di comunicazione, e scrive: «L&#8217;amore è uno dei rimedi palliativi alla manna/calamità dell&#8217;individualità umana, uno dei cui molti attributi è la solitudine a cui è destinata la condizione di separazione [...]. L&#8217;amore è sempre venato di un impulso antropofagico».</p>
<p style="text-align: justify;">E infatti io avrei voluto mangiarlo, ogni attimo, e il voler divorare l&#8217;altro è esperienza universale d&#8217;amore, possesso e desiderio. Ma poi (ed è la legge di ogni digestione, e di ogni passione) tutto viene espulso, eliminato, cagato&#8230; davvero. E mi spiace che le parole a volte facciano male, facciano storcere la bocca e irritare e dare fastidio e protestare talvolta, ma mai quanto certi sentimenti: e questa si chiama consolazione. Che niente mai farà altrettanto male di un brutto sentimento, nemmeno una brutta parola.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora Bauman critica l&#8217;amore ai tempi del cellulare, ci disprezza a noi generazione di &#8220;stay tuned&#8221;. Senza tanti giri di parole, ci dice che siamo vani, superficiali: abbiamo smesso di &#8220;desiderare&#8221; per barattare il troppo impegnativo desiderio con la ben più agevole &#8220;voglia&#8221;: ho voglia di te, che se avessi Moccia sottomano lo torturerei sadicamente per essere andato dietro gli squallidi fantasmi di una generazione vuota troppo vuota, assecondandola.<br />
Concludo, e passo il testimone a questo Grande Vecchio del pensiero occidentale.</p>
<blockquote><p><strong><em>Il desiderio è la brama di consumare. Di assorbire, divorare, ingerire e digerire &#8211; di annichilire. Per contro, l&#8217;amore è il desiderio di prendersi cura e di preservare l&#8217;oggetto della propria cura. Un impulso centrifugo, a differenza del desiderio che è centripeto: un impulso a espandersi, a fuoriuscire, a protendersi all&#8217;esterno&#8230; Se il desiderio vuole consumare, l&#8217;amore vuole possedere.</em></strong><br />
<strong><em>Forse parlare di desiderio, oggi, è eccessivo. Come per lo shopping: oggigiorno chi va per negozi non compra per soddisfare un desiderio, ma semplicemente per togliersi una voglia. Ci vuole tempo per seminare, coltivare e nutrire il desiderio. Il desiderio ha bisogno di tempo per germogliare, crescere e maturare&#8230;</em></strong><br />
<strong><em>Quando è pilotata dalla voglia, la relazione tra due persone segue il modello dello shopping. Al pari di altri prodotti di consumo, è fatta per essere consumata sul posto ed essere usata una sola volta. Innanzi tutto e perlopiù, la sua essenza è quella di potersene disfare senza problemi.</em></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">
Z. Bauman, Amore liquido</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perdersi (Pirsig e Chatwin)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 12:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sto dando alla letteratura on the road: un decennio dopo aver comprato i libri, sono arrivati i giorni della loro deflorazione. Ci siamo. Pirsig e Chatwin sono a buon punto, quasi consumati entrambi. Posso tirare un sospiro di sollievo &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/06/15/perdersi-pirsig-e-chatwin/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1641 aligncenter" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; border: 1px solid black;" title="Orizzonte" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/nessun_luogo_lontano.jpg" alt="Orizzonte" width="546" height="363" /></p>
<p style="text-align: justify;">Mi sto dando alla letteratura <em>on the road</em>: un decennio dopo aver comprato i libri, sono arrivati i giorni della loro deflorazione. Ci siamo. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lo_Zen_e_l'arte_della_manutenzione_della_motocicletta" target="_blank">Pirsig</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Le_vie_dei_canti" target="_blank">Chatwin</a> sono a buon punto, quasi consumati entrambi. Posso tirare un sospiro di sollievo e confermare che no, non è il tipo di letteratura che fa per me; epperò sì, sono due libri intensi, ricchi.<br />
Chatwin mi affascina nel suo nomadismo coatto. Pirsig mi irrita col suo puntiglio esasperante. Ma c&#8217;è qualcosa, nel loro essere fisicamente e spiritualmente sempre altrove, che mi seduce: una possibilità di vita che non sarà mai la mia, benché forse mi piacerebbe perdermi come sono persi quei due. Persi in cerchi concentrici, identici a se stessi, al punto che la loro perdizione coincide con il perno più interiore e autentico del loro essere: quei due si sono persi nella verità di loro stessi. Che, voglio dire, non è mica da tutti.<br />
Ed ecco due esempi di ciò di cui sono capaci quei due. Roba che no, confermo, non è proprio da tutti.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;eterno «Che c&#8217;è di nuovo?» allarga gli orizzonti, ma se diventa l&#8217;unica domanda rischia di produrre solo i detriti che causeranno l&#8217;ostruzione di domani. Mi piacerebbe, invece, interessarmi alla domanda «Che c&#8217;è di meglio?», che scava in profondità invece che in ampiezza.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Robert M. Pirsig, </strong><em><strong>Lo zen e l&#8217;arte della manutenzione della motocicletta</strong></em><strong>.</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea di ritornare a una &#8220;semplicità originaria&#8221; non era ingenua, antiscientifica né fuori dalla realtà. «La rinuncia» dissi «può essere una soluzione anche di questi tempi». «Forse hai ragione» disse Arkady. «Se il mondo ha un futuro, è un futuro ascetico».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bruce Chatwin, </strong><em><strong>Le Vie dei Canti</strong></em><strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cose fatte in una buona giornata</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 07:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno è stato un buon giorno. Ho fatto delle cose che mi hanno procurato profondo benessere. Le elenco. 1. Ho ritirato il nuovo MacBook Pro (roba da acquolina in bocca). Ho pure comprato nuove e tecnologicissime cuffiette  per l&#8217;iPhone. &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/05/13/cose-fatte-in-una-buona-giornata/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/getimage.php_.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2503" title="Piccolezze" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/getimage.php_.jpeg" alt="" width="300" height="381" /></a>L&#8217;altro giorno è stato un buon giorno. Ho fatto delle cose che mi hanno procurato profondo benessere. Le elenco.</p>
<p style="text-align: justify;">1. Ho ritirato il nuovo MacBook Pro (roba da acquolina in bocca). Ho pure comprato nuove e tecnologicissime cuffiette  per l&#8217;iPhone.<br />
2. Sono inciampata per strada perché ho messo il piede su un tappo di bottiglia. Interpretata la faccenda come un Segno, sono andata a fare un aperitivo reclutando in quattro e quattr&#8217;otto un amico.<br />
3. Mi sono dedicata alla lettura di alcune feroci critiche raccolte nello spassosissimo volume <em><a href="http://www.anobii.com/books/aNobii/9788817036924/0172c611e10f29fcf4/" target="_blank">aNobii, il tarlo della lettura</a></em>. Ve ne riporto qualche stralcio, perché ne vale la pena. (E&#8217; superfluo precisare che le condivido in pieno?)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il Piccolo Principe</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dicono: «Buonista, fesso, vigliacco, scontato, detestabile. Un concentrato di cialtroneria». (E mi verrebbe voglia di incitarlo, quest&#8217;Uomo Letterariamente Perfetto: <em>sì, così, ancora!</em> &#8230; Musica per le mie orecchie&#8230;)<br />
Rincarano: «Esprimendosi è facile si venga travisati, quanto più il proprio stile si asciuga quanto più arriva vicino alla frase lapidaria e marmorea, quanto più finisce nelle smemorande, negli sms e in altre frequenti collezioni del luogo comune». (Freddo, chirurgico, meraviglioso nel suo distacco snob.)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Baricco, in genere</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dicono: «Ma ve la ricordate la polemica con Giulio Ferroni perché la critica lo commentava senza leggerlo e quelli gli rispondevano &#8220;No, guarda che ti leggiamo, è che ci fai cagare&#8221;? Un mese, c&#8217;è andato avanti&#8230; Va beh, nel caso [di <em>Seta</em>] trattasi di peregrinazioni trombanti di produttore di seta dal Veneto alla Cina e ritorno, in un arco temporale tipo trentennale che Baricco magistralmente  condensa nelle solite sette-otto paginette espanse a novanta coll&#8217;astuto stratagemma di stampare in Tahoma 82. Poi ci hanno fatto su un film che regista e attori ancora scappano». (Nulla da aggiungere. Delizioso!)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Niccolò Ammaniti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dicono a proposito di <em>Come Dio comanda </em>(occhio che siamo in presenza di un esempio di perfezione critica): «C&#8217;è chi si lamenta perché manca il finale; a me sembra che manchi anche il romanzo».<br />
Un altro (perversamente e cattivissimamente umoristico) tuona: «Il fulmine sulla copertina spero sia finito sulla casa di Ammaniti»&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto mi riguarda, io, l&#8217;Ammaniti, mi rifiuto di leggerlo. Anzi, prendendo a prestito un&#8217;altra bruciante battuta (scritta a proposito di quell&#8217;altro polpettone misticheggiante e fricchettone che è <em>Siddharta</em>) mi viene da dire: «Se questo libro non mi ha cambiato la vita è solo perché non l&#8217;ho letto».</p>
<p style="text-align: justify;">Adoro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Il mondo che vorrei</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 09:13:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
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		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Palazzo Reale]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;altra sera ho abbandonato le faccende mondane per dedicarmi a una monumentale scelta di nuovi libri da leggere, approfittando del 4&#215;3 della Hoepli come mi era stato consigliato da un&#8217;amica. No, devo fare un passo indietro. Il giorno prima ero &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/04/29/il-mondo-che-vorrei/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/libri.gif.jpeg"><img class="size-full wp-image-2452 alignleft" title="Il mondo che vorrei" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/libri.gif.jpeg" alt="" width="231" height="350" /></a>L&#8217;altra sera ho abbandonato le faccende mondane per dedicarmi a una monumentale scelta di nuovi libri da leggere, approfittando del 4&#215;3 della Hoepli come mi era stato consigliato da un&#8217;amica. No, devo fare un passo indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno prima ero andata con questa amica a vedere una mostra a Palazzo Reale (quella sui due Imperi, cinese e romano). Stiamo un paio d&#8217;ore là dentro e lei, che è una strepitosa sinologa, mi racconta e mi descrive un bel po&#8217; di cose: la dinastia Han occidentale, quella orientale, la misura dei cavalli nell&#8217;antica Cina (erano piccini, se vi interessa saperlo), il significato dei dischi <em>bi</em> in giada e la faccenda dei bachi da seta tenuti segreti. Ci impantaniamo sui cauri, che nessuna delle due sa cosa accidenti siano.</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi, trascorriamo un&#8217;ora in libreria. Passeggiamo tra i reparti della Feltrinelli additando libri e scambiandoci opinioni, consigli e punti di vista.<br />
Per dire: tutte e due abbiamo mal sopportato <em>Il Maestro e Margherita</em>, e ce lo diciamo quasi come una colpa, visto che il mondo intero sembra amare quel libro smisuratamente. Abbiamo qualche perplessità su Kundera, io rifiuto di capire Calvino e lei mi rivela che <em>L&#8217;abbazia di Northanger</em> è, sì, il meno noto e apprezzato romanzo della Austen ma anche il suo preferito, perché lieve e ironico. Sfioriamo Pennac, che è delizioso, elogio appassionatamente Romain Gary, lei mi rivela di una sua recente cotta per Chatwin, poi andiamo alla ricerca di un Sartre introvabile, non ci facciamo convincere da Philip Roth, nessuna delle due, e schifiamo i gialli che hanno copertine colorate di giallo. In compenso, mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano Yehoshua, ho tentato di farle superare il pregiudizio su Stendhal, e non ci facciamo mancare una passeggiata incantata tra Saramago, Simone de Beauvoir, Camus e Coe, e nemmeno Mordecai Richler.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo, e qui torniamo all&#8217;inizio, ci scambiamo diverse e-mail: sciogliamo il quesito relativo ai cauri (sono monete a forma di conchiglia, o meglio conchiglie-monete), parliamo ancora di altri scrittori, mi consiglia la promozione della Hoepli, io le rivelo di aver scovato nella mia libreria il romanzo di una scrittrice cinese di cui avevamo parlato &#8211; guarda caso &#8211; il giorno prima e, insomma, mi sembra che ogni cosa che ci diciamo sia bella, luminosa e opulenta. E che ogni cosa, sfiorata da quelle parole e da quei pensieri, sia altrettanto bella e luminosa e pregnante di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, il mondo che vorrei dovrebbe avere più giornate come questa. Dovrebbe averne tante, di giornate come questa, e tante mail e amicizie e momenti così.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Esistenzialismo, languori e risate</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 07:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sapete quei libri americani di self-help sulle relazioni tra i sessi? Di cui il capostipite &#8211; e il migliore di tutti &#8211; è senza dubbio La verità è che non gli piaci abbastanza? Ecco, io li adoro: li compro, li &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/04/16/esistenzialismo-languori-e-risate/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/cuculo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2320" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 2px solid black;" title="In limine" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/cuculo.jpg" alt="" width="301" height="325" /></a>Sapete quei libri americani di self-help sulle relazioni tra i sessi? Di cui il capostipite &#8211; e il migliore di tutti &#8211; è senza dubbio L<em>a verità è che non gli piaci abbastanza</em>? Ecco, io li adoro: li compro, li leggo e li sottolineo pure.<br />
Un po&#8217; di tempo fa, alle prese con una catastrofe sentimentale, una sera mi dissi: ho letto tanto, ho vissuto un bel po&#8217; di situazioni, conosco abbastanza bene i rapporti uomo-donna, che ci vuole? Scrivo anche io un libercolo sulle relazioni tra i sessi!</p>
<p style="text-align: justify;">Impossibile. A pagina 3 ho gettato la spugna. Mi manca la brillantezza, il ritmo incalzante e cinematografico degli scrittori americani, mi manca la loro capacità di essere leggeri sugli argomenti più dolorosi. Per dire: io, a metà della seconda pagina del mio esperimento libresco, stavo già piangendo come un vitello.</p>
<p style="text-align: justify;">A ciascuno il suo. Ho letto <a href="http://splendidiquarantenni.wordpress.com/2010/04/13/languore/" target="_blank">un bellissimo post</a>, qualche giorno fa, in cui l&#8217;autore diceva di essere geneticamente affetto da languore. Ho subito capito di che parlava, perché sotto sotto parlavamo la stessa lingua.<br />
Certo, io non ho i languori, e la decadenza mi piace ma relativamente. Piuttosto, sono affetta da esistenzialismo cronico. I grandi vecchi dell&#8217;esistenzialismo francese, quei geni del male che parlano dell&#8217;assurdità tragicomica della vita, che raccontano il relativismo e la perdita di punti di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco. Io mi piazzo lì in mezzo. Diciamo pure che ci sguazzo. Ma non demordo: prima o poi scriverò qualcosa che vi farà crepare tutti dalle risate&#8230; E&#8217; una minaccia, signori.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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