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	<title>Tipi d&#039;aMare (per brevità) &#187; lavoro</title>
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	<description>Nomina nuda tenemus</description>
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		<title>Come back</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 21:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[operosità]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/alice2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2631" title="Nel paese delle meraviglie" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/alice2.jpg" alt="" width="261" height="425" /></a>Oddio, mi sembrano passati secoli! Mi pare fosse Pavese a dire una cosa del tipo: quando non fai niente tutto il giorno il tempo passa lentamente, ma poi ti guardi indietro e ti accorgi che è volato, perduto, dissipato; quando invece le tue giornate sono operose, sembra che le ore scorrano via veloci, ma poi ti rendi conto che quel tempo, messo a frutto, ha lasciato tracce profonde. Lui l&#8217;ha detto meglio e con meno giri di parole, ma il concetto più o meno è quello.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo mese delirante è finito, impiegato con fatica e abnegazione nel lavoro. Ed è stato un mese che ce ne fossero. In cui non solo ho lavorato come una matta da mattina a notte, ma in cui ho avuto tempo di leggere 10 (dieci!) libri nottetempo (di cui uno il ragguardevole <em>Conte di Montecristo</em>), fare una discreta vita sociale, intavolare un paio di litigate epocali, altrettanti flirt e, in coda, addirittura qualche ora di mare. Insomma il tempo mi cresceva tra le mani come l&#8217;albero della cuccagna. Certo, mi svegliavo alle 7 e mi addormentavo alle 2, avevo discrete occhiaie e un umore &#8211; diciamo così &#8211; battagliero, ma vuoi mettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, nelle pause metropolitane di una giornata al galoppo, ho anche pensato ad alcune cose che vorrei scrivere. Intanto, prendo di nuovo confidenza col mezzo, mi leggo qualche pagina di <em>Dracula</em> (anche se l&#8217;altro giorno mi sono resa conto di aver comperato il libro sbagliato e che volevo leggere <em>Frankenstein</em>, ma ecco, li ho confusi) e mi lascio trascinare lentamente verso una calma, appagata serenità.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>On Air</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 09:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Siccome di tempo ce n&#8217;è assai poco (meno di prima, e sembra quasi impossibile), lascio qui una rapida traccia di me, giusto perché di questo galoppo rimangano sulla via almeno le tracce. Palline di mollica di pane, come in Pollicino, &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/05/17/on-air/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/IMG_0301.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2607" style="margin: 3px; border: 2px solid black;" title="On Air: una gru del porto di Imperia Oneglia" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/IMG_0301.jpg" alt="" width="343" height="257" /></a>Siccome di tempo ce n&#8217;è assai poco (meno di prima, e sembra quasi impossibile), lascio qui una rapida traccia di me, giusto perché di questo galoppo rimangano sulla via almeno le tracce. Palline di mollica di pane, come in Pollicino, impronte di zoccoli ferrati, una scia d&#8217;aereo che fende il cielo. Insomma, al momento attraverso la vita con la rapidità di chi sa dove sta andando. Ed è un pensiero bellissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Casomai voleste seguire passo passo quel che sto combinando in questi giorni (ma solo se volete, eh?), vi lascio un link col quale già da qualche giorno trituro le scatole ai miei amici. Ora provo ad estendere il trituramento urbe et orbe. Sia mai che questa iniziativa possa essere un pochino più conosciuta, e varcare i confini della nostra bella regione ligure.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;allestimento della mostra di cui mi sto occupando è tutto qui, in diretta. <strong><a href="http://www.facebook.com/pages/Maragliano-bozzetti-e-sculture/117158114990087?ref=mf" target="_blank">On Air</a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>My work</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 22:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
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		<description><![CDATA[Faccio un bel lavoro. Quando andai a Roma a seguire un corso di tre giorni per curatori d&#8217;arte, mi incazzai parecchio sentendo Ludovico Pratesi tuonare: «Se fate questo mestiere perché è di moda, allora smettere subito». Io non sapevo fosse &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/05/10/my-work/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Lavoro_RockfellerR375.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2566" style="border: 2px solid black;" title="Insieme" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Lavoro_RockfellerR375.jpg" alt="" width="475" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Faccio un bel lavoro.<br />
Quando andai a Roma a seguire un corso di tre giorni per curatori d&#8217;arte, mi incazzai parecchio sentendo Ludovico Pratesi tuonare: «Se fate questo mestiere perché è di moda, allora smettere subito». Io non sapevo fosse un &#8220;mestiere alla moda&#8221;; sapevo solo che era un mestiere che mi aveva scelto a mia insaputa. Per questo, da allora, mi sento una privilegiata (e sconsiglio i corsi, di qualunque forma e natura. L&#8217;unico modo per imparare a fare una cosa non è pensandoci su, teorizzando o prendendo appunti. E&#8217; facendola. E, sì, si tratta di un&#8217;affermazione categorica, la mia, da pura teorizzatrice).</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono momenti, nel mio lavoro, di grande bellezza, e non si tratta solo di una bellezza che nasce dall&#8217;arte ma dai rapporti umani, dalle situazioni che accadono, dal legame che l&#8217;arte, in generale, sembra creare tra le persone. I momenti migliori sono quelli degli allestimenti. Non parlo tanto degli allestimenti che seguo da curatrice, quanto di quelli che seguo come membro della mia associazione culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;associazione culturale che ho fondato un paio di anni fa &#8211; dovete sapere &#8211; è formata da gente cazzutissima che ha la straordinaria tendenza, una o due volte l&#8217;anno, ad organizzare eventi che, per i nostri mezzi e le nostre braccia (e la nostra rocambolesca concezione del verbo &#8220;organizzare&#8221;), acquistano dimensioni pantagrueliche, si trasformano in epifanie apocalittiche, creano nottate insonni, gente che dà fuori di melone alla vigilia del Grande Giorno, spasmodiche attese, soci col fiatone che corrono ai quattro angoli della città a recuperare l&#8217;apparentemente irrecuperabile, genitori partner amici che vengono misericordiosamente in aiuto dei loro cari e i loro cari che per giorni e giorni dimenticano d&#8217;avere relazioni che non siano con l&#8217;allestimento&#8230;<br />
Insomma, si genera e si propaga con effetto domino una cagnara d&#8217;inferno tale che, quando arriviamo congestionati e trafelati all&#8217;ora dell&#8217;inaugurazione, abbiamo increduli sorrisi da raggiunta Terra Promessa &#8211; che manco Cristoforo Colombo e la sua ciurma.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non voglio fare l&#8217;apologia delle domeniche passate a lavorare o delle mezze notti in bianco, dei ritardi, degli «Ops!» che ci sfuggono qualche volta di troppo, o degli intoppi dell&#8217;ultima ora &#8211; &#8220;perché siamo gente che lavora meglio sotto stress, noi&#8221;.<br />
Voglio solo dire che adesso, in piena fase convulsa, a circa 15 giorni dalla nostra prossima inaugurazione epocale (e stavolta un po&#8217; più epocale delle altre), c&#8217;è quel clima di tensione, laboriosità, solidarietà, vicinanza, entusiasmo, sudore e muscoli dolenti e risate che mi rende caro un lavoro come questo, anche nei suoi momenti più difficili: quando mi assale la febbre per stanchezza, quando non ho tempo di rispondere al telefono, quando alla sera mi butto a letto e svengo dopo mezza pagina di libro con la luce accesa e gli occhiali sul naso.<br />
E mi rende care le persone con cui lavoro, e i progetti che abbiamo, e la fame di vita e di bellezza, e i pensieri le mani gli occhi che vanno tutti nella stessa direzione&#8230;<br />
Come faccio a spiegarvelo, io, che amo tutto questo pazzamente?</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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