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	<title>Tipi d&#039;aMare (per brevità) &#187; Emozioni</title>
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	<description>Nomina nuda tenemus</description>
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		<title>Il tempo che non fa rumore</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 19:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una sigaretta sul balcone prima di rientrare e prepare la cena. I panni stesi, della musica che non ascolto, e anche gli occhiali che mi scivolano sul naso. Faccio un tiro e li rimetto a posto. Sono stanca, la Città oggi mi ha stancata, è una di quelle sere che mi metterei in macchina solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/hsu_illo_1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2692" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Il tempo che non fa rumore è il tempo in cui abbiamo il tempo di crescere" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/hsu_illo_1.gif" alt="" width="324" height="334" /></a>Una sigaretta sul balcone prima di rientrare e prepare la cena. I panni stesi, della musica che non ascolto, e anche gli occhiali che mi scivolano sul naso. Faccio un tiro e li rimetto a posto. Sono stanca, la Città oggi mi ha stancata, è una di quelle sere che mi metterei in macchina solo per guidare, una strada tutta curve coi finestrini abbassati, il mare sulla destra e nessuno che parli. Farei di quella strada un quadro in movimento, senza effetti speciali, senza suoni, poche luci. Solo qualche immagine che scivola &#8211; e nemmeno la vedo. Piccole dosi omeopatiche di sensazioni, di quelle piacevoli e minuscole come formiche che camminano sulla pelle. La pelle che rabbrividisce nel vento. Il cervello spento, gli occhi vuoti, il corpo come un&#8217;ampolla che trattiene il piacere. Poco, piano. Non ho bisogno di altro. Finire la sigaretta, rimettere ancora a posto gli occhiali, ritirare la biancheria, preparare un&#8217;insalata, perdermi pezzi di vita, perdere qualche ora in silenzio, perdere il mio tempo seminandolo su un terreno arato, aspettare. Anche la pioggia. Aspettare. In silenzio, occhi chiusi, respiro calmo. Aspettare.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>La Sicilia è un sogno infuocato</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 09:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un amico oggi mi ha detto che sono una persona &#8220;visiva&#8221;. In un certo senso è vero. Poco fa, ad esempio, mi è capitato di vedere una fotografia inattesa che mi ha riportato violentemente in Sicilia, nel 2002, e mi sono sentita vulnerabile e zoppa come un uccello senza nido. La Sicilia per me è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/2296168114_4c7d6b76c3.jpg"><img class="size-full wp-image-2671 aligncenter" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; border: 1px solid black;" title="Sicilia" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/2296168114_4c7d6b76c3.jpg" alt="" width="504" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un amico oggi mi ha detto che sono una persona &#8220;visiva&#8221;. In un certo senso è vero. Poco fa, ad esempio, mi è capitato di vedere una fotografia inattesa che mi ha riportato violentemente in Sicilia, nel 2002, e mi sono sentita vulnerabile e zoppa come un uccello senza nido.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sicilia per me è stato un sogno infuocato e, benché siano trascorsi molti anni, è come se non si fosse affievolito, nemmeno di poco, il richiamo di quella terra al mio cuore. La gente, i posti, il mare &#8211; e sì che di mare me ne intendo, abitando da una vita a ridosso delle onde liguri. La Sicilia di quegli anni era un vestito che mi calzava a pennello, mi scivolava addosso come una fiamma di seta e mi rendeva più bella di quel che sono. Forse ho nostalgia di quella bellezza perduta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono frammenti di vita che rimangono lì a sonnecchiare, implacabili, e rovistano tra le emozioni e i ricordi con la luminosa, tagliente precisione delle potenzialità inespresse. Una delle mie possibili vite l&#8217;ho vissuta in Sicilia, e là è rimasta.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le potenzialità diventano atto, quando ciò che è possibile diventa la vita reale, capita che tu capisca quel che puoi o non puoi fare della tua esistenza. Roma è stata una realtà che non mi è mai appartenuta, estranea, una galassia che a occhio nudo non puoi nemmeno intuire. La Sicilia, invece. La Sicilia è stata l&#8217;esatta riproduzione su tela del mio più perfetto sogno estetico, la ricchezza a piene mani, la bellezza che prende forma e incide nel marmo un&#8217;idea meravigliosa e compiuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, sono sempre stata sensibile al fascino dei racconti di chi vende l&#8217;anima al diavolo per realizzare un sogno, purché sia un sogno capace di cambiare la vita a dispetto dell&#8217;eternità. Il mio sogno, oggi, è il ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>A casa</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 11:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente è arrivato il sole, quell&#8217;aria calda e morbida che entra dalle finestre e illumina le stanze, le pareti bianche e azzurre, il marmo chiaro &#8211; e la riflette. C&#8217;è un senso di meravigliosa quiete, in questo sorgere tardivo di primavera, e splendore di petali colorati e mare che sfiora la costa. Ci sono la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/IMG_03742.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2616" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Home sweet home" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/IMG_03742.jpg" alt="" width="311" height="415" /></a>Finalmente è arrivato il sole, quell&#8217;aria calda e morbida che entra dalle finestre e illumina le stanze, le pareti bianche e azzurre, il marmo chiaro &#8211; e la riflette. C&#8217;è un senso di meravigliosa quiete, in questo sorgere tardivo di primavera, e splendore di petali colorati e mare che sfiora la costa. Ci sono la pace, l&#8217;operosità e la bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la prima volta, quest&#8217;anno non vedo l&#8217;ora di indossare un vecchio costume e correre in spiaggia &#8211; prima che il turismo la rovini, prima che il chiasso la gente e le macchine incolonnate mi rendano estranea la mia stessa terra. Non vedo l&#8217;ora che siano le nove di domattina per scendere a passo svelto la strada, fare qualche gradino e stendere il telo più vicino possibile all&#8217;acqua, e affondarci le punte dei piedi e guardare l&#8217;orizzonte con occhi vuoti e senza pensieri, aguzzare la vista per intravvedere la Corsica, laggiù, e portarmi un libro sulle ginocchia fino a sentire le pagine sgranocchiarmi tra le dite indurite di salsedine.</p>
<p style="text-align: justify;">Domani sarà sempre un bel giorno, se potrò lasciarmi alle spalle per due ore il mondo, e guardare avanti abbracciata al cristallino riflesso dell&#8217;acqua, in silenzio, finché anche le pupille scoloreranno nella luce e l&#8217;azzurro diventerà chiaro sempre più chiaro e mi porterà via con sé &#8211; oltre la Corsica oltre l&#8217;orizzonte.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>My work</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 22:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Faccio un bel lavoro. Quando andai a Roma a seguire un corso di tre giorni per curatori d&#8217;arte, mi incazzai parecchio sentendo Ludovico Pratesi tuonare: «Se fate questo mestiere perché è di moda, allora smettere subito». Io non sapevo fosse un &#8220;mestiere alla moda&#8221;; sapevo solo che era un mestiere che mi aveva scelto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Lavoro_RockfellerR375.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2566" style="border: 2px solid black;" title="Insieme" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Lavoro_RockfellerR375.jpg" alt="" width="475" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Faccio un bel lavoro.<br />
Quando andai a Roma a seguire un corso di tre giorni per curatori d&#8217;arte, mi incazzai parecchio sentendo Ludovico Pratesi tuonare: «Se fate questo mestiere perché è di moda, allora smettere subito». Io non sapevo fosse un &#8220;mestiere alla moda&#8221;; sapevo solo che era un mestiere che mi aveva scelto a mia insaputa. Per questo, da allora, mi sento una privilegiata (e sconsiglio i corsi, di qualunque forma e natura. L&#8217;unico modo per imparare a fare una cosa non è pensandoci su, teorizzando o prendendo appunti. E&#8217; facendola. E, sì, si tratta di un&#8217;affermazione categorica, la mia, da pura teorizzatrice).</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono momenti, nel mio lavoro, di grande bellezza, e non si tratta solo di una bellezza che nasce dall&#8217;arte ma dai rapporti umani, dalle situazioni che accadono, dal legame che l&#8217;arte, in generale, sembra creare tra le persone. I momenti migliori sono quelli degli allestimenti. Non parlo tanto degli allestimenti che seguo da curatrice, quanto di quelli che seguo come membro della mia associazione culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;associazione culturale che ho fondato un paio di anni fa &#8211; dovete sapere &#8211; è formata da gente cazzutissima che ha la straordinaria tendenza, una o due volte l&#8217;anno, ad organizzare eventi che, per i nostri mezzi e le nostre braccia (e la nostra rocambolesca concezione del verbo &#8220;organizzare&#8221;), acquistano dimensioni pantagrueliche, si trasformano in epifanie apocalittiche, creano nottate insonni, gente che dà fuori di melone alla vigilia del Grande Giorno, spasmodiche attese, soci col fiatone che corrono ai quattro angoli della città a recuperare l&#8217;apparentemente irrecuperabile, genitori partner amici che vengono misericordiosamente in aiuto dei loro cari e i loro cari che per giorni e giorni dimenticano d&#8217;avere relazioni che non siano con l&#8217;allestimento&#8230;<br />
Insomma, si genera e si propaga con effetto domino una cagnara d&#8217;inferno tale che, quando arriviamo congestionati e trafelati all&#8217;ora dell&#8217;inaugurazione, abbiamo increduli sorrisi da raggiunta Terra Promessa &#8211; che manco Cristoforo Colombo e la sua ciurma.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non voglio fare l&#8217;apologia delle domeniche passate a lavorare o delle mezze notti in bianco, dei ritardi, degli «Ops!» che ci sfuggono qualche volta di troppo, o degli intoppi dell&#8217;ultima ora &#8211; &#8220;perché siamo gente che lavora meglio sotto stress, noi&#8221;.<br />
Voglio solo dire che adesso, in piena fase convulsa, a circa 15 giorni dalla nostra prossima inaugurazione epocale (e stavolta un po&#8217; più epocale delle altre), c&#8217;è quel clima di tensione, laboriosità, solidarietà, vicinanza, entusiasmo, sudore e muscoli dolenti e risate che mi rende caro un lavoro come questo, anche nei suoi momenti più difficili: quando mi assale la febbre per stanchezza, quando non ho tempo di rispondere al telefono, quando alla sera mi butto a letto e svengo dopo mezza pagina di libro con la luce accesa e gli occhiali sul naso.<br />
E mi rende care le persone con cui lavoro, e i progetti che abbiamo, e la fame di vita e di bellezza, e i pensieri le mani gli occhi che vanno tutti nella stessa direzione&#8230;<br />
Come faccio a spiegarvelo, io, che amo tutto questo pazzamente?</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>Banalità (mi piace/non mi piace)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 11:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendo in mano Amore Liquido di Bauman, e cerco di far tornare i conti leggendo. I conti sono le relazioni, e leggere non aiuta. Ciò su cui in queste settimane ho riflettuto molto sono i legami. Più propriamente, i legami d&#8217;amore. Legame &#8211; legaccio &#8211; legare. Sono termini che fanno paura e rimandano a un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/di-spalle-che-partivo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2404" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="... di spalle che partivo" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/di-spalle-che-partivo.jpg" alt="" width="360" height="265" /></a>Prendo in mano <em>Amore Liquido</em> di Bauman, e cerco di far tornare i conti leggendo. I conti sono le relazioni, e leggere non aiuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò su cui in queste settimane ho riflettuto molto sono i legami. Più propriamente, i legami d&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Legame</strong> &#8211; <strong>legaccio</strong> &#8211; <strong>legare</strong>. Sono termini che fanno paura e rimandano a un immaginario di clausura, prigionia o asfissia.<br />
Mi piace abbastanza il termine &#8220;legame&#8221;, ma non mi piace il termine &#8220;legare&#8221;. Preferisco &#8220;<strong>impegno</strong>&#8220;. Non c&#8217;è stata volta, nella mia vita, in cui impegnarmi in qualcosa (un compito in classe, un&#8217;amicizia, un esame o una relazione) non mi abbia alla fine ripagato della fatica. Talvolta è stato anche il solo <em>atto</em> <em>di</em> impegnarmi, di metterci del mio, di crederci e andare avanti, il &#8220;premio&#8221;, e nient&#8217;altro. Non è che tutto deve sempre provenire dall&#8217;esterno a dirci quanto siamo bravi belli e fighi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace il termine &#8220;<strong>responsabile</strong>&#8220;. Mi piace il termine &#8220;<strong>riconoscere</strong>&#8221; (io mi riconosco in te, e tu mi riconosci. Tra mille milioni di persone e possibilità, tu riconosci proprio me&#8230; è un pensiero vertiginoso!) Mi piace il termine &#8220;<strong>relazione</strong>&#8220;, essere &#8220;<strong>in</strong>&#8221; relazione. Mi piace l&#8217;attimo di eternità che c&#8217;è in quella piccola particella.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi l&#8217;eternità finisce, e inizia il vocabolario del disamore. Dove non mi piace quel che leggo. Perché, anche se la rottura l&#8217;ho voluta io, anche se la rottura è stata un atto di democrazia e comune volontà, &#8220;<strong>rottura</strong>&#8220;, &#8220;<strong>abbandono</strong>&#8220;, &#8220;<strong>addio</strong>&#8221; sono termini che non mi piacciono lo stesso. In quell&#8217;abbondanza di lettere e sillabe, c&#8217;è tutto un intero requiem che suona per te, per me, dall&#8217;<em>Introitus</em> alla <em>Communio </em>passando per il <em>Dies Irae</em> e il <em>Lacrimosa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza considerare che, in ogni rottura, c&#8217;è uno dei due che volta le spalle e se ne va; mentre l&#8217;altro, per un po&#8217;, rimane ancora legato. E&#8217; un&#8217;immagine triste, come quelle bandiere per gran parte scollate dall&#8217;asta e sono lì lì per scivolare a terra. Come le camicie messe ad asciugare, quando un colpo di vento ne stacca un braccio dallo stenditoio. Uno resta, uno va.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi piace nulla di tutto questo. Chiedo solo di vivere &#8220;in&#8221; quell&#8217;attimo di eternità, e che rimanga tale a dispetto di ciò che accade intorno. Chiedo solo che, mutatis mutandis, un sentimento o un legame non si trasformino per forza nel suo opposto, la morte in luogo della vita, l&#8217;indifferenza in luogo del riconoscimento dell&#8217;altro, la rabbia invece dell&#8217;affetto.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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