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	<title>Tipi d&#039;aMare (per brevità) &#187; Bétises</title>
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	<description>Nomina nuda tenemus</description>
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		<title>Che palle!</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 08:59:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che palle! Vagolando distratta per la blogosfera, incappo in qualche sitarello &#8211; malscritto, ma con punte feroci di umorismo &#8211; che parla di donne, uomini e metodi di accalappiamento dei secondi ai danni delle prime. Leggiucchio, scrollo la testa, ridacchio qua e là, approvo i rari lampi di simpatia autentica che gli sono sfuggiti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/n32079818998_4837.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2699" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Stella della Senna" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/n32079818998_4837.jpg" alt="" width="250" height="380" /></a>Che palle! Vagolando distratta per la blogosfera, incappo in qualche sitarello &#8211; malscritto, ma con punte feroci di umorismo &#8211; che parla di donne, uomini e metodi di accalappiamento dei secondi ai danni delle prime. Leggiucchio, scrollo la testa, ridacchio qua e là, approvo i rari lampi di simpatia autentica che gli sono sfuggiti di bocca, e poi vado a farmi un caffè esclamando: che palle!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che palle! Cioè, mi viene voglia di indossare la maschera di Stella della Senna e andare in giro armata di spada per seccare in un battibaleno tutti quei dementi&#8230; Tutto ruota attorno a &#8220;Come portarsi a letto una donna in 10 abili mosse, che lei manco capirà che la state mettendo nel sacco perché nel frattempo sarà impegnata a recitare la parte de: l&#8217;oca / la sostenuta / la figa di legno / l&#8217;intellettuale / la ritrosa / la fidanzata coi sensi di colpa / la confusa insoddisfatta ecc&#8221;.<br />
Che poi, magari, la poveretta sta solo fissandosi le scarpe per l&#8217;imbarazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, siamo tutti nel regno dell&#8217;ovvietà e del luogo comune, me compresa. Vogliamo invece essere franchi? Ma oggi come oggi &#8211; dove tutti fanno tutto con tutti, e vivaddio &#8211; che valore hanno ancora queste &#8220;rules of attraction&#8221;? Avevano senso ai tempi di Pierre Choderlos de Laclos (che ne ha reso un affresco a mio avviso mirabile), ma oggi?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, io la penso così (e mi piacerebbe scomodare Gadamer e l&#8217;analisi fenomenologica del gioco, ma mi parrebbe sacrilego). Il gioco è cambiato. Le regole sono cambiate: ce ne sono infinitamente di più, e infinitamente meno definite. Ciò che lo rende difficile, il gioco, è che apparentemente non ha più regole. Siamo nel regno dell&#8217;illimitatamente probabile, dell&#8217;illimitatamente possibile. E&#8217; come dire: voglio giocare a Risiko usando i tarocchi invece dei dadi, e arrivare con le truppe armate al Parco della Vittoria (e magari senza passare dal <em>Via!</em>). Si va verso la sconfitta rovinosa, senza che si sia nemmeno capito che diavolo è successo nel frattempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fine ultimo di questo nuovo gioco non dovrebbe essere quello di portarsi a letto una donna, ma quello di rendere indimenticabile un momento &#8211; anche se è destinato a restare solo un momento. Il fine ultimo di questo nuovo gioco dovrebbe essere quello di capire che l&#8217;obiettivo finale è mobile, sfuggente, misterioso, e che proprio nella scoperta di questo mistero c&#8217;è la bellezza del gioco stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>Single or not?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 12:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Motivi motivatissimi per restare single. Camerino di un negozio d&#8217;abbigliamento. Mi sto provando una maglietta, armeggio con borsa occhiali da sole pinze per capelli e braccia che sbattono contro le pareti dell&#8217;angusto luogo. Squilla il cellulare: «Ciao tesoro! Come stai? Tutto bene il lavoro?&#8230; La mia voce è soffocata, dici? No, è che mi sto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/ops-a19222150.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2646" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Ops! " src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/ops-a19222150.jpg" alt="" width="308" height="521" /></a>Motivi motivatissimi per restare single.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Camerino di un negozio d&#8217;abbigliamento. Mi sto provando una maglietta, armeggio con borsa occhiali da sole pinze per capelli e braccia che sbattono contro le pareti dell&#8217;angusto luogo. Squilla il cellulare: «Ciao tesoro! Come stai? Tutto bene il lavoro?&#8230; La mia voce è soffocata, dici? No, è che mi sto provando una maglia cercando di non farmi venire lividi sui gomiti&#8230; Strana? No che non sono strana! Come? Se sono sola? &#8230; Be&#8217;, nel camerino sì. Fuori c&#8217;è la commessa&#8230; ma no! Ma cosa vai a pensare! Certo che sto bene e che ti amo ancora&#8230; Ma dai, tesoro! &#8230; Sussurro perché non voglio che la tizia ascolti la conversazione&#8230; Tesoro? Mi rivesto e ti richiamo da fuori&#8230; un istante! No, non fare così! Non c&#8217;è niente che non va, giuro! SONO SOLO IN UN CAMERINO! Cosa vuoi che sia successo da stamattina ad ora?? Ma basta! NON C&#8217;E&#8217; NIENTE DI STRANO NELLA MIA VOCE, CAZZO! &#8230;» Click.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Motivi motivatissimi per restare single 2.</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Tesoro, pensavo di venire da te il prossimo weekend, che ne dici?», e mi frullando palpebre e cuore. «Mhm, se davvero volessi venire da me non me lo chiederesti. Verresti e basta». «Ecco, è quel che sto dicendo. Che, se non hai impegni o cose urgenti di lavoro, venerdì prendo il mezzo e ti raggiungo». «Non va bene, così. Guarda, mi fai passare la voglia! Tutte queste parole per qualcosa che dovrebbe essere spontaneo e naturale&#8230;» Bianco nel cervello (il mio). Non so che dire e quindi sto in silenzio. «Vedi? Stai in silenzio perché non sei convinta!», «Eh no, caro! Non è per questo! E&#8217; perché mi sembra che tutte le parole le stia già facendo tu, e io non so che dire&#8230;», «Bene, allora sentiamoci quando avrai qualcosa da dire e quando davvero avrai voglia di vedermi!» Click.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Motivi motivatissimi per restare single 3.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sto finendo di asciugarmi i capelli, alle 8 dobbiamo uscire di casa per un invito a cena. Esco dal bagno cinguettando, e <em>lui</em> è sul divano, tutto vestito, con braccia e gambe incrociate, torvo come un venerdì santo. Il sorriso mi si spegne sulle labbra e il cinguettio cala di mezzo tono fino all&#8217;esaurimento dello stesso. «Amore, che c&#8217;è? Qualcosa non va?», «Non mi piace aspettare&#8230;». «Oh. Scusami tesoro&#8230; Volevo solo farmi bella per stasera» e sorrido, «Non era necessario, per me sei bella in tutti i modi e, soprattutto, non intendo far tardi quando c&#8217;è un appuntamento&#8230;», «Ma sono le otto meno dieci! Mi metto il cappotto e sono pronta!». «Non è questo!», «Ah no? Pensavo&#8230; hai appena detto&#8230;». «Il punto è un altro! Il punto è che non sopporto aspettare, è tempo perso! Non sarà questo il caso, ma ti avverto che se in futuro dovessimo far tardi a causa tua, io non ti aspetterò! Una volta va bene, ma se la cosa diventa sistematica, io mi scoccio e ti lascio a casa!» Sbam!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em>Avvertimento: ogni riferimento a persone realmente esistenti o fatti realmente accaduti è (im)puramente casuale&#8230; </em></span></p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>Cose fatte in una buona giornata</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 07:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno è stato un buon giorno. Ho fatto delle cose che mi hanno procurato profondo benessere. Le elenco. 1. Ho ritirato il nuovo MacBook Pro (roba da acquolina in bocca). Ho pure comprato nuove e tecnologicissime cuffiette  per l&#8217;iPhone. 2. Sono inciampata per strada perché ho messo il piede su un tappo di bottiglia. Interpretata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/getimage.php_.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2503" title="Piccolezze" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/getimage.php_.jpeg" alt="" width="300" height="381" /></a>L&#8217;altro giorno è stato un buon giorno. Ho fatto delle cose che mi hanno procurato profondo benessere. Le elenco.</p>
<p style="text-align: justify;">1. Ho ritirato il nuovo MacBook Pro (roba da acquolina in bocca). Ho pure comprato nuove e tecnologicissime cuffiette  per l&#8217;iPhone.<br />
2. Sono inciampata per strada perché ho messo il piede su un tappo di bottiglia. Interpretata la faccenda come un Segno, sono andata a fare un aperitivo reclutando in quattro e quattr&#8217;otto un amico.<br />
3. Mi sono dedicata alla lettura di alcune feroci critiche raccolte nello spassosissimo volume <em><a href="http://www.anobii.com/books/aNobii/9788817036924/0172c611e10f29fcf4/" target="_blank">aNobii, il tarlo della lettura</a></em>. Ve ne riporto qualche stralcio, perché ne vale la pena. (E&#8217; superfluo precisare che le condivido in pieno?)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il Piccolo Principe</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dicono: «Buonista, fesso, vigliacco, scontato, detestabile. Un concentrato di cialtroneria». (E mi verrebbe voglia di incitarlo, quest&#8217;Uomo Letterariamente Perfetto: <em>sì, così, ancora!</em> &#8230; Musica per le mie orecchie&#8230;)<br />
Rincarano: «Esprimendosi è facile si venga travisati, quanto più il proprio stile si asciuga quanto più arriva vicino alla frase lapidaria e marmorea, quanto più finisce nelle smemorande, negli sms e in altre frequenti collezioni del luogo comune». (Freddo, chirurgico, meraviglioso nel suo distacco snob.)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Baricco, in genere</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dicono: «Ma ve la ricordate la polemica con Giulio Ferroni perché la critica lo commentava senza leggerlo e quelli gli rispondevano &#8220;No, guarda che ti leggiamo, è che ci fai cagare&#8221;? Un mese, c&#8217;è andato avanti&#8230; Va beh, nel caso [di <em>Seta</em>] trattasi di peregrinazioni trombanti di produttore di seta dal Veneto alla Cina e ritorno, in un arco temporale tipo trentennale che Baricco magistralmente  condensa nelle solite sette-otto paginette espanse a novanta coll&#8217;astuto stratagemma di stampare in Tahoma 82. Poi ci hanno fatto su un film che regista e attori ancora scappano». (Nulla da aggiungere. Delizioso!)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Niccolò Ammaniti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dicono a proposito di <em>Come Dio comanda </em>(occhio che siamo in presenza di un esempio di perfezione critica): «C&#8217;è chi si lamenta perché manca il finale; a me sembra che manchi anche il romanzo».<br />
Un altro (perversamente e cattivissimamente umoristico) tuona: «Il fulmine sulla copertina spero sia finito sulla casa di Ammaniti»&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto mi riguarda, io, l&#8217;Ammaniti, mi rifiuto di leggerlo. Anzi, prendendo a prestito un&#8217;altra bruciante battuta (scritta a proposito di quell&#8217;altro polpettone misticheggiante e fricchettone che è <em>Siddharta</em>) mi viene da dire: «Se questo libro non mi ha cambiato la vita è solo perché non l&#8217;ho letto».</p>
<p style="text-align: justify;">Adoro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Pesci d&#8217;argento e sfumature</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 06:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche se sto leggendo con altissimo tasso di gradimento Gerry Durrell, non ho mai amato e mai amerò le bestiole, gli insetti, gli affari che volano ronzando o strisciano sbavando. E&#8217; più forte di me. L&#8217;altro giorno ero a casa dei miei e vedo per terra un animaletto giallognolo lungo due o tre centimetri, contornati da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/macmineralizestyleblack.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2594" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Sfumature" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/macmineralizestyleblack.jpg" alt="" width="270" height="270" /></a>Anche se sto leggendo con altissimo tasso di gradimento <a href="http://doc.studenti.it/appunti/libri/mia-famiglia-altri-animali-gerald-durrell.html" target="_blank">Gerry Durrell</a>, non ho mai amato e mai amerò le bestiole, gli insetti, gli affari che volano ronzando o strisciano sbavando. E&#8217; più forte di me.<br />
L&#8217;altro giorno ero a casa dei miei e vedo per terra un animaletto giallognolo lungo due o tre centimetri, contornati da sacco di zampette diafane. Arretro cautamente e arpiono la mia signora madre: «Madre!», bisbiglio «c&#8217;è da far secca una bestia, in camera mia!», «Che bestia? Un serpente? Un capricorno alato?», chiede lei prendendomi beatamente per i fondelli. «No!», rispondo risentita «E&#8217; una roba gialla&#8230; penso sia una processionaria! E le processionarie sono <em>cattive</em>&#8230;», «Ehm, già», ammette lei. E andiamo a cercare la presunta processionaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriviamo in camera e, senza avvicinarmi troppo al luogo del ritrovamento, do indicazioni precisissime su dove trovare la bestia cattiva. Signora madre la scova sotto il comodino, poi si gira verso il mio sguardo terrorizzato e sbuffa: «Ma non è una processionaria!». Ah no? E allora che cos&#8217;è? «Un pesciolino d&#8217;argento!», azz!, commento io, con un nome così bello ha una faccia così brutta? Lei lo afferra in silenzio con un pezzo di carta e lo trasloca in giardino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma si sa, anche se nauseata dagli insetti, vaghe reminiscenze di zoologia mi impongono un istante di riflessione e, qualche ora dopo, torno da mia madre e riapro l&#8217;argomento. «Madre!», tuono colma di spirito ermeneutico e sete di sapere, «Quello non era un pesciolino d&#8217;argento!», «Ah no? E cos&#8217;era? Un pitone? Una sanguisuga gigante?», mi irride lei. «No! Era una processionaria!». «Ma no Vale&#8230;», mi spiega pazientemente, «le processionarie sono gialle!», «E infatti! Quella <em>cosa</em> era gialla!». E la mia signora madre, come parlasse ad un bambino deficiente: «No. &#8220;Quella cosa&#8221;, come la chiami tu, era beige». E  io ammutolisco.</p>
<p style="text-align: justify;">[Ora, dopo una rapida quanto circospetta ricerca su Wikipedia, ho capito che <em>quella cosa</em> non era un pesciolino d'argento (né, a voler proprio essere rigorosi, una processionaria). Però vi assicuro che era brutta assai, nonostante la sua sfumatura di beige un tantino brûlée fosse proprio chic...]</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quella volta che</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 06:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stavo tornando da fare la spesa quando, complice il sacchetto pieno di delizie che portavo in mano, mi è venuta in mente quella volta in cui mia madre mise la nutella in frigo. Io la cercavo disperatamente in dispensa, buttavo giù barattoli di pesche sciroppate e crocchette per il gatto, quando mi arresi: «Madre, dov&#8217;è la nutella?!» [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/00014-N1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2429" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Quella volta che" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/00014-N1.jpg" alt="" width="280" height="335" /></a>Stavo tornando da fare la spesa quando, complice il sacchetto pieno di delizie che portavo in mano, mi è venuta in mente quella volta in cui mia madre mise la nutella in frigo. Io la cercavo disperatamente in dispensa, buttavo giù barattoli di pesche sciroppate e crocchette per il gatto, quando mi arresi: «Madre, dov&#8217;è la nutella?!» e lei rispose, candida come una colomba: «Ma in frigo, Vale!». In frigo?? Rimasi stecchita.<br />
Le spiegai pazientemente che, nonostante non fossimo consumatori compulsivi di nutella, era Verità Universalsamente Nota che la nutella <em>non va</em> in frigorifero.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora, per duecento metri, ho fatto il giochino del &#8220;Quella volta che&#8221;, e non è che mi siano successe chissà quali cose, nella vita, ma ce ne sono alcune che non potrei mai dimenticare (occhio che sono stronzate, eh?).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella volta che</strong> il mio primo fidanzatino del liceo mi disse, ammirando sognante i miei occhi: «Hai delle ciglia lunghissime, tesoro». Poi, allontanandosi con aria già più critica, come a prendere le misure, concluse: «Perché non te le tagli un po&#8217;?». Fine del Fidanzatino del Liceo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella volta che</strong> (purtroppo recentissimamente) alla Triennale di Milano, uscendo dalle porte <em>in ferro</em> che portano ai bagni, vidi un uomo bellissimo che arrivava nella mia direzione e, presa da incontenibile emozione, spinsi l&#8217;anta con troppa foga. La porta mi si richiuse immediatamente sul naso rimbombando mostruosamente per tutta la Triennale. Quando la riaprii, l&#8217;uomo bellissimo mi stava ridendo in faccia (assieme a <em>tutti</em> gli avventori presenti). [Sappiate che mi sto ancora vergognando moltissimo...]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella volta che</strong>, cucinando delle piccole deliziose bavaresi per una delle mie tante dolci metà, e seguendo <em>a menadito</em> la ricetta sul manuale, dimenticai di frazionare le dosi della colla di pesce. Uscite dal frigo, le bavaresi alla fragola erano pronte per essere usate come pallettoni da cannone.</p>
<p style="text-align: justify;">(Variante della Bavarese è la <strong><em>Volta degli Spinaci</em></strong>. Ero a Bologna e stavo cucinando degli spinaci con M. quando, presa dall&#8217;animosità del discorso e voltandomi bruscamente verso di lui, il polsino della camicia che indossavo si impigliò nel manico della padella e gli spinaci, compiendo una magnifica parabola aerea, si seminarono su tutto il pavimento. Ammutolimmo all&#8217;istante.<br />
Ci sarebbe anche la <strong><em>Volta della Bottiglia di Vino Rosso</em></strong>, ma, insomma, ormai avrete capito che quando mi trovo in cucina divento piuttosto emotiva&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella volta che</strong> a novembre, al primo appuntamento con uno che sarebbe diventato un&#8217;altra breve metà, nello scegliere il locale in cui andare a bere lui mi chiese: «Ci sediamo qui, ti va? Così possiamo stare nel dehors e fumare, se non hai troppo freddo&#8230; ci sono i funghi!» e io risposi argutamente: «Ma dai? Ti piacciono i funghi? Anche a me, moltissimo!».</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Credetemi (e se non riuscite ad arrivare alla fine del post, sappiate che vi capisco)</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 08:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comunicare è un casino. Soprattutto quando una persona, a un certo punto del discorso, ti dice «Posso parlarti sinceramente?», e io penso: perché, fino a questo momento mi hai parlato insinceramente? Un casino, dico. E non solo comunicare a voce, ma anche per iscritto. Ho scritto milioni di lettere, mail, messaggi. Mi sono scorticata le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/maninthemirror1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2350" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Man in the mirror" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/maninthemirror1.jpg" alt="" width="263" height="305" /></a>Comunicare è un casino. Soprattutto quando una persona, a un certo punto del discorso, ti dice «Posso parlarti sinceramente?», e io penso: <em>perché, fino a questo momento mi hai parlato insinceramente? </em>Un casino, dico. E non solo comunicare a voce, ma anche per iscritto. Ho scritto milioni di lettere, mail, messaggi. Mi sono scorticata le dita e il cervello per affinare con le parole i miei concetti, per renderli più possibile rispondenti al vero. Non ci sono riuscita un granché.</p>
<p style="text-align: justify;">Immagino sia prerogativa delle persone complicate (e non c&#8217;è autocompiacimento in questo, credetemi). Quando dico una parola o una frase, subito mi interrogo su come l&#8217;ho detta, come l&#8217;ho pensata, a chi l&#8217;ho detta e come quest&#8217;altra persona l&#8217;ha interpretata. E se la persona in questione mi risponde, cavolo, le cose si ingarbugliano. Perché allora mi interrogo se <em>quel</em> che ha detto e <em>come</em> l&#8217;ha detto risponde al modo in cui pensa, e quale obiettivo voleva raggiungere dicendo quella cosa in quel modo, se è stata la mia affermazione precedente a scatenare quella risposta e se sarebbe stata una risposta diversa se diversa fosse stata la mia affermazione. E poi c&#8217;è tutto l&#8217;aspetto della comunicazione non verbale. E poi c&#8217;è l&#8217;inconscio, che vallo a capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, si crea un&#8217;impasse. Si crea impotenza. E più voglio afferrare i significati profondi di una conversazione profonda, meno afferro, perché arrivo al punto in cui non so più distinguere tra l&#8217;oggettività delle cose che si dicono e le ombre di quel che vorrei si dicesse ma non si dice. Provatela a definire, a delimitare, ad acchiappare un&#8217;ombra! L&#8217;ombra sono le aspettative, i desideri, il bisogno di essere compresi e di avere <em>esattamente</em> quel che non si ha il coraggio di chiedere. E chi di noi, signori, ha mai <em>esattamente</em> quel che vorrebbe avere nell&#8217;istante in cui scopre di volerlo?</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci capisco più nulla, credetemi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa ero nel bel mezzo di una telefonata di questo tipo. In cui la sensazione, durante e dopo la chiamata, è stata quella di non averci capito una sega, dal principio alla fine. Un&#8217;ora e mezza di seghe, se mi passate il francesismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che, da un lato, le cose &#8211; tutte le cose &#8211; sono drammaticamente complicate, labirintiche, frammentate da milioni di specchi deformanti. Dall&#8217;altro sono semplici in maniera disarmante. E ciò che le rende semplici, tutte le cose, sono i fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">A una persona che mi chiede: posso parlarti sinceramente?, l&#8217;unica risposta <em>sincera</em> sarebbe stata: no, voglio che tu <em>agisca</em> sinceramente. Se una persona dice: <em>mi sei cara</em>, mi aspetto che me lo faccia capire a gesti (e non quelli dell&#8217;alfabeto muto). Quando mi sento dire: ti voglio bene, desidero che quell&#8217;affetto assuma una forma intelligibile, concreta, fattuale. Altrimenti, credetemi, sono solo parole, e le parole sono solo seghe.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, poteva sembrare un post cervellotico. In realtà, è soltanto un post molto banale. Il cui concetto è: se vuoi che creda alle tue parole, <em>sinceramente</em>, falle seguire dai fatti, <em>semplicemente</em>. Tutto qui.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>P.S.</strong><br />
Una strana comunicazione di servizio, che non semplifica le cose o forse sì.<br />
Questo post, scritto una decina di giorni fa, aveva un interlocutore ben preciso, nascosto in quel &#8220;tu&#8221;.<br />
Poi, dopo averlo scritto e indirizzato, ho cambiato idea e, siccome di quel &#8220;tu&#8221; a un certo punto me ne è fregato meno di niente, credevo non valesse la pena pubblicarlo.<br />
Infine, siccome quel &#8220;tu&#8221;, oggi, non ricordo nemmeno più chi diavolo sia, e pensando che è pur sempre un post che contiene un&#8217;idea in cui credo, ho deciso di pubblicarlo. Tutto qui! </em></p>
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		<title>Esistenzialismo, languori e risate</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 07:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sapete quei libri americani di self-help sulle relazioni tra i sessi? Di cui il capostipite &#8211; e il migliore di tutti &#8211; è senza dubbio La verità è che non gli piaci abbastanza? Ecco, io li adoro: li compro, li leggo e li sottolineo pure. Un po&#8217; di tempo fa, alle prese con una catastrofe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/cuculo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2320" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 2px solid black;" title="In limine" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/cuculo.jpg" alt="" width="301" height="325" /></a>Sapete quei libri americani di self-help sulle relazioni tra i sessi? Di cui il capostipite &#8211; e il migliore di tutti &#8211; è senza dubbio L<em>a verità è che non gli piaci abbastanza</em>? Ecco, io li adoro: li compro, li leggo e li sottolineo pure.<br />
Un po&#8217; di tempo fa, alle prese con una catastrofe sentimentale, una sera mi dissi: ho letto tanto, ho vissuto un bel po&#8217; di situazioni, conosco abbastanza bene i rapporti uomo-donna, che ci vuole? Scrivo anche io un libercolo sulle relazioni tra i sessi!</p>
<p style="text-align: justify;">Impossibile. A pagina 3 ho gettato la spugna. Mi manca la brillantezza, il ritmo incalzante e cinematografico degli scrittori americani, mi manca la loro capacità di essere leggeri sugli argomenti più dolorosi. Per dire: io, a metà della seconda pagina del mio esperimento libresco, stavo già piangendo come un vitello.</p>
<p style="text-align: justify;">A ciascuno il suo. Ho letto <a href="http://splendidiquarantenni.wordpress.com/2010/04/13/languore/" target="_blank">un bellissimo post</a>, qualche giorno fa, in cui l&#8217;autore diceva di essere geneticamente affetto da languore. Ho subito capito di che parlava, perché sotto sotto parlavamo la stessa lingua.<br />
Certo, io non ho i languori, e la decadenza mi piace ma relativamente. Piuttosto, sono affetta da esistenzialismo cronico. I grandi vecchi dell&#8217;esistenzialismo francese, quei geni del male che parlano dell&#8217;assurdità tragicomica della vita, che raccontano il relativismo e la perdita di punti di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco. Io mi piazzo lì in mezzo. Diciamo pure che ci sguazzo. Ma non demordo: prima o poi scriverò qualcosa che vi farà crepare tutti dalle risate&#8230; E&#8217; una minaccia, signori.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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