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	<title>Tipi d&#039;aMare (per brevità) &#187; Attualità</title>
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	<description>Nomina nuda tenemus</description>
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		<title>I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 11:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[[Il titolo del post è una citazione da Wittgenstein.] Spesso &#8211; da familiari e amici &#8211; mi viene rimproverato di avere un&#8217;attenzione quasi morbosa per le parole che si usano parlando: le mie e quelle degli altri. Ma ho studiato &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/05/28/i-limiti-del-mio-linguaggio-significano-i-limiti-del-mio-mondo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Il titolo del post è una citazione da Wittgenstein.]</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso &#8211; da familiari e amici &#8211; mi viene rimproverato di avere un&#8217;attenzione quasi morbosa per le parole che si usano parlando: le mie e quelle degli altri. Ma ho studiato per anni e anni materie umanistiche, che mi hanno inculcato la convinzione che <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rem_tene,_verba_sequentur" target="_blank">rem tene, verba sequentur</a></em>, che a domanda deve seguire risposta (pertinente), che abbiamo la straordinaria possibilità di disporre <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_italiana#Lessico" target="_blank">dalle 160.000 alle 800.000 parole</a> (anche se, pare, ci accontentiamo di 7.000) ed è un peccato lasciarne inutilizzate, e morte, così tante. Insomma, banalmente: le parole sono importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla maggioranza delle persone sfugge l&#8217;importanza delle parole. L&#8217;altro giorno sono entrata in una gelateria artigianale, dove molte delle vaschette di gelato recavano la scritta «<em>al gusto di </em>cioccolato», «a<em>l gusto di </em>vaniglia». Non ho potuto fare a meno di pensare che in quel posto, per produrre i gelati, si usassero degli <em>aromi</em> e non le materie prime originali. Impressione confermata dal fatto che il cono, alla fine, era davvero mediocre.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, parafrasando la Stein, un gelato è un gelato è un gelato e se, per due euro e cinquanta, mi hanno gabbato, be&#8217;, poco male. Il male irrompe quando a gabbarci provano i nostri politici, i nostri capi, tutti coloro che hanno l&#8217;autorità di esercitare un potere sulle nostre vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri sera ero in piazza Duomo a Milano, alla serata conclusiva della campagna elettorale di Pisapia: il clima che si respirava era allegro, sereno, partecipe. Le persone si divertivano e cantavano. Ho pensato: Milano la sera dovrebbe sempre essere così: vivace e sicura, energica e consapevole. Il discorso di Pisapia, ne ho perso dei pezzi a causa del suo tono pacato e del frastuono generale, ma ho apprezzato sia l&#8217;uno che l&#8217;altro, come espressioni di un potere riflessivo e dolce e di una partecipazione entusiasta e spontanea.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è stato però un passaggio che non ho apprezzato, in quel discorso, e che mi ha messo un po&#8217; in allarme come i cartelli «al gusto di». Ed è stato quando Pisapia ha detto questo: «Dobbiamo riprenderci due parole, due parole che ci hanno scippato. La prima parola è libertà. L’altra è amore. Si dicono “popolo della libertà”. Si dicono “partito dell’amore”. Non ne sono degni. Questa sera noi quelle parole ce le riprendiamo». Sul momento l&#8217;affermazione è stata trascinante. Ma riflettendo con razionalità, ne ho visto la deriva (forse inevitabilmente, trattandosi di una campagna elettorale) demagogica.</p>
<p style="text-align: justify;">Se sorvoliamo sul primo «partito dell&#8217;amore», quello fondato nel 1991, colui che più ha usato e abusato della parole «amore» in politica è stato certamente Berlusconi che, così facendo, ha introdotto in ambito pubblico un elemento retorico, emotivo ed irrazionale che potesse far presa sulla massa, che ne sollecitasse reazioni immediate e superficiali, fondate sull&#8217;impulsività.<br />
Ma la politica non è &#8211; non deve essere &#8211; vuota dicotomia odio-amore, non è manichea suddivisione buoni-cattivi, giusto-sbagliato, santi-eretici. Come correttamente fa notare <a href="http://www.ibs.it/code/9788817043687/carofiglio-gianrico/manomissione-delle-parole.html" target="_blank">Carofiglio</a>: «Il partito dell&#8217;amore è &#8211; fin dalla sua stessa definizione, fin dall&#8217;astuta, ma smascherabile scelta delle parole &#8211; il contrario della buona politica», che è quella fondata sulla riflessione razionale, sull&#8217;argomentazione, sulla partecipazione attiva e consapevole (ragionata) alla <em>res publica</em>. Parlare di amore, in politica, è far leva sull&#8217;impulsiva emotività e non sul pensiero dialettico e argomentato.</p>
<p style="text-align: justify;">Io sono convinta del fatto che Pisapia, dicendo quella frase, fosse motivato da un&#8217;ottima intenzione: quella della re-azione ad un sistema ormai eroso, essenzialmente scorretto. Il vento del cambiamento, ieri sera, soffiava davvero in Piazza Duomo, e il cambiamento non è possibile se, come primo passo, non si re-agisce ad un sistema di cose logoro e malsano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passo successivo, però, dovrà essere quello &#8211; a mio avviso &#8211; di abbandonare progressivamente le scomode eredità che questi anni di potere scellerato ci hanno lasciato: riappropriandosi, innanzi tutto, di categorie mentali adeguate ad esprimere un vero e fattuale cambiamento che coinvolga tutti; riappropriandosi delle parole adatte ad esprimerlo, e attuando un&#8217;opera di ri-semantizzazione delle parole stesse. Facendo in modo, cioè, che le parole <em>giustizia</em>, <em>uguaglianza</em>, <em>libertà</em>, <em>sicurezza</em>, <em>lavoro</em>, <em>diritti</em> e <em>dignità</em> tornino finalmente a significare qualcosa di concreto che ognuno di noi potrà <em>agire</em> nella propria esistenza e non soltanto subire come specchietti per le allodole di una continua, e continuamente disattesa, promessa politica.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il (dis)pensatore di malignità</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 10:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Interrompo la carrellata sulla dorata Praha [pronto a breve un edificante post sugli «italiani a Praha»] per rivelare, ahimè poco originalmente, che il cambio di stagione mi rende irritabile. E siccome in questi giorni le cose che mi irritano si &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/04/07/il-dispensatore-di-malignita/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Il-pensatore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2893" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 2px solid black;" title="Il Pensatore" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Il-pensatore.jpg" alt="" width="360" height="261" /></a>Interrompo la carrellata sulla <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/03/31/praha-miscellaneous-la-partenza/">dorata</a> <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/04/01/praha-miscellaneous-sul-mangiare/">Praha</a> [pronto a breve un edificante post sugli «italiani a Praha»] per rivelare, ahimè poco originalmente, che il cambio di stagione mi rende irritabile. E siccome in questi giorni le cose che mi irritano si aggiungono alle cose che mi irritano, ecco, ho deciso di esondare e farne un elenco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. </strong>In ambito lavorativo incontro da tempo personaggi che hanno il pregio di sapermi stupire ogni giorno di più. E&#8217; una sfilata continua di figure grottesche, accomunate da logiche imperscrutabili al comune buon senso.<br />
In questi ultimi mesi c&#8217;è stato chi mi ha scritto o chiamato per propormi con urgenza progetti, che mi ha fatto fare chilometri e chilometriche telefonate, strette di mano, elaborazione di documenti, per poi sparire letteralmente nel nulla a metà della corsa. C&#8217;è chi mi ha martellato per settimane per organizzare reading, mostre e collaborazioni in preda a orgiastico entusiasmo, per poi far cadere tutto nel silenzio, senza nemmeno informarmi che le intenzioni erano cambiate. Non c&#8217;è nulla di male nel cambiare idea, nell&#8217;interrompere un progetto, purché si rispetti quel minimo di correttezza ed educazione su cui dovrebbero essere improntati i rapporti professionali. Il più delle volte basta una mail o una chiamata: due righe o trenta secondi per dire <em>non se ne fa più nulla</em>.<br />
Per contro, c&#8217;è chi mi sta col fiato sul collo, che ogni giorno mi affligge con questioni sciocche o ridicole (la migliore è stata un&#8217;artista che giorni fa mi ha telefonato in tarda serata per rendermi manifesta la sua preoccupazione di «prendersi la sciatica» com&#8217;è accaduto a una sua amica, e non poter essere presente all&#8217;inaugurazione di una sua mostra).<br />
Che fare con persone del genere, inaffidabili, infantili e impreparate? Io, davvero, non ho una risposta per questa domanda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2.</strong> E&#8217; recentissima la notizia che (un fino a poco tempo fa giustamente ignorato) Domenico Scilipoti <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/04/06/news/il_manifesto_di_scilipoti_e_co_cos_simile_a_quello_degli_intellettuali_fascisti-14578301/" target="_blank">abbia scopiazzato senza fantasia</a> il manifesto del Partito fascista per fondare il suo Movimento Responsabilità Nazionale.<br />
Sentite un po&#8217; qua da chi dobbiamo sorbirci la predica sul concetto di &#8220;responsabilità&#8221;: da un oscuro agopuntore siciliano che il 14 dicembre scorso votò la fiducia a Berlusconi tradendo le file dell&#8217;Idv, nelle quali militava da 12 anni. E che, nei giorni successivi, vide provvidenzialmente balzare agli onori della cronaca la sua trascurata professione, con mirati articoli sugli indiscussi meriti di quest&#8217;antica pratica medica: tra tutti, ne parlò <a href="http://www.corriere.it/salute/10_dicembre_17/agopuntura-occhio-pigro-dipasqua_ece769de-09e8-11e0-b36f-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Il Corriere della Sera</a> proprio il 17 dicembre.<br />
La coincidenza ha il gusto, ad occhi sospettosi, di una ricompensa proditoriamente guadagnata, ma tant&#8217;è. L&#8217;ometto agopuntore balza oggi di nuovo agli onori della cronaca per la sua scarsa originalità e per il cattivo gusto. Soprattutto quando si legge che una delle parti scopiazzate è la seguente: «Responsabilità è concezione austera della vita, <span style="text-decoration: underline;">non incline al compromesso</span>, ma duro sforzo per esprimere i propri convincimenti facendo sì che alle parole seguano le azioni».<br />
Ecco, in questo caso il nostro Scilipoti mostra d&#8217;essere afflitto, oltre che da patologica carenza di fantasia e cattivo gusto, anche da una pressoché totale assenza di senso del ridicolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3.</strong> Non riesco più a tollerare l&#8217;arroganza, in qualsiasi forma essa si manifesti: da chi si crede più bello, a chi si crede più furbo, a chi si crede più intelligente, creativo, simpatico, rubacuori, fotogenico, colto, ricco o geniale (o più facilmente: genio incompreso). Mi stanno tutti in egual misura sul culo.<br />
La goccia che oggi ha fatto traboccare il vaso della mia irritazione è stato leggere di questo scrittorucolo che dai pixel del suo sito elogia spudoratamente il suo ultimo (capo)lavoro, citando a man bassa una serie di critiche entusiastiche che acclamano al miracolo letterario. Ovviamente è scattata la ricerca su Google dei nomi di questi illustri critici, nessuno dei quali appare su siti più autorevoli di Facebook o, se proprio sono personaggi con la maiuscola, Linkedin.<br />
Il motivo per cui non faccio il nome di questo scrittore della domenica è perché, purtroppo, nemmeno nella sua vanesia prosopopea egli s&#8217;innalza dalla massa dei vuoti esaltatori di sé stessi. E&#8217; uno dei tanti che ho incontrato: artisti che credono di essere novelli Picasso, comici che si prendono tragicamente sul serio, cantanti, meteore della televisione, sedicenti registi il cui valore è inversamente proporzionale alla loro boria.<br />
Mi chiedo, senza alcuna retorica ma con una certa urgenza, che fine abbiano fatto l&#8217;umiltà, la moderazione e l&#8217;aurea mediocritas.</p>
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		<title>L&#8217;indignazione di una persona qualunque</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 12:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono colpevole di essermi interessata solo a intermittenza della politica, di chi ci governa e del malcostume dei vertici del potere. Protetta e isolata nel mio mondo di libri, citazioni e arte, ho sempre avuto l&#8217;impressione che la politica fosse &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/01/28/lindignazione-di-una-persona-qualunque/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono colpevole di essermi interessata solo a intermittenza della politica, di chi ci governa e del malcostume dei vertici del potere. Protetta e isolata nel mio mondo di libri, citazioni e arte, ho sempre avuto l&#8217;impressione che la politica fosse una cosa sporca, nella quale non volevo mettere il naso. Ora, però, non è più possibile girare la testa dall&#8217;altra parte e dire <em>non voglio vedere</em>. Più è sporca, più è impossibile farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aprirmi gli occhi, ancora una volta è stato un libro. Acquistato in tutta fretta in un autogrill, <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/libri/articoli/articolo495041.shtml" target="_blank"><em><strong>La manomissione delle parole</strong></em></a> di Gianrico Carofiglio ha saputo toccare le corde giuste, quelle mie più sensibili: il depauperamento e la degenerazione del linguaggio, che rappresenta il depauperamento e la degenerazione del senso civico e morale della nostra società.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono una persona qualunque, e la mia indignazione per quello che oggi passa alle cronache come il «Rubygate» è l&#8217;indignazione di una persona qualunque. Datele dunque il peso che merita, che è il peso di una, nessuna e centomila altre indignazioni. Non vale di più, e neanche di meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dai pruriti voyeur, dai quali nessuno di noi sfugge.<br />
<a href="http://www.elpais.com/fotogaleria/imagenes/censuradas/Berlusconi/elpgal/20090605elpepu_1/Zes/4" target="_blank">Immagini</a> <a href="http://www.elpais.com/fotogaleria/imagenes/censuradas/Berlusconi/elpgal/20090605elpepu_1/Zes/5" target="_blank">come</a> <a href="http://www.elpais.com/fotogaleria/imagenes/censuradas/Berlusconi/elpgal/20090605elpepu_1/Zes/3" target="_blank">queste</a> mi indignano. Turbano il mio senso del pudore, entrano in contrasto con l&#8217;idea che io ho del potere politico (e che non si discosta molto da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rSKbT4kongk" target="_blank">questo discorso di Pertini</a>), dell&#8217;essere donna e della sacralità del corpo. Non voglio fare riflessioni sullo statuto morale della prostituzione. Voglio spingermi oltre.<br />
Sono contraria, e lo sono sempre stata, all&#8217;idea &#8211; imperante nella nostra società &#8211; di &#8220;interscambiabilità&#8221; dell&#8217;individuo: se non sei tu, sarà qualcun altro. Se non riesco a corrompere te, ci sarà qualcun altro da corrompere. Se inizio una relazione, ma questo richiede un impegno e una responsabilità che non intendo assumermi, passo al prossimo partner, così da avere l&#8217;impressione di un eterno inizio entusiasmante. Perché intanto ci sarà sempre qualcun altro con cui continuare ad essere euforicamente immaturi. Se tu dici di no al mercimonio del tuo corpo per entrare in tv, pazienza; ce n&#8217;è un&#8217;altra che fa la fila dietro di te, pronta a piegarsi ad ogni compromesso. In tutta questa girandola di facce, corpi e culi, nessuno spazio è dato all&#8217;altro come &#8220;individuo&#8221;.<br />
Riflettendo sul tema dell&#8217;«altro», Kapuscinski affermava che ogni volta che l&#8217;uomo si è incontrato con l&#8217;altro uomo, ha sempre avuto davanti a sé tre possibilità: fargli la guerra, isolarsi o stabilire un dialogo. Io aggiungerei una quarta modalità, che emerge con prepotenza nella società attuale: usarlo. Come fosse un macchinario, un&#8217;estensione del proprio ego e dei propri bisogni, annullandone ogni umanità, autonomia e dignità. Nel caso specifico del &#8220;Rubygate&#8221;, tutti usano tutti, e non credo che sia più condannabile il potente che &#8220;usa&#8221; le puttane rispetto alle puttane che &#8220;usano&#8221; il potente. E&#8217; un perfetto &#8220;passo-a-due&#8221; in cui entrambe le parti, nella piena facoltà delle proprie attività intellettuali e morali, decidono che questo tipo di scambio è equo, giusto e, anzi, desiderabile per ottenere i propri scopi. Che poi, tra gli scopi emersi leggendo <a href="http://violapost.files.wordpress.com/2011/01/intercettazionicens1.pdf" target="_blank">le prime intercettazioni dell&#8217;affaire Ruby</a>, ci siano «nove paia di scarpe» acquistate in cambio di una notte di orgiastica baldoria, be&#8217;, mi riempie di costernata e infelice incredulità.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle sconce immagini di uomini e donne nude che affollano i palazzi del potere, la mia indignazione si rivolge al potere stesso, quel potere che, accecato dall&#8217;illusione di onnipotenza, pensa di poter gettare fumo negli occhi, che non dialoga con le parti avverse, che non si mette in discussione e che pensa di poter manipolare coscienze e opinione pubblica esercitando l&#8217;arroganza, l&#8217;insulto e la falsità.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni, seguendo con attenzione dibattiti, talk show e telegiornali, mi sono resa conto che le parti chiamate in causa (mi riferisco ovviamente a Berlusconi e al suo entourage) mai una volta hanno risposto alle accuse mosse contro di loro, ma hanno sempre spostato l&#8217;attenzione su altri temi (la presunta persecuzione giudiziaria, le &#8220;calunnie&#8221; degli avversari, i significati faziosi di &#8220;democrazia&#8221; e &#8220;privacy&#8221;), non pertinenti. Faccio un esempio, e vado a pescarlo direttamente su <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/caso_ruby_berlusconi_io_aggredito_e_lei_mi_ha_aiutata_e_galantuomo/cronaca-berlusconi-marocchina-minorenne-ruby/29-10-2010/articolo-id=483460-page=0-comments=1" target="_blank">Il Giornale</a>.<br />
Nel riportare la risposta di Berlusconi all&#8217;accusa di aver fatto pressioni alla Questura di Milano per il rilascio di Ruby, il giornalista utilizza un verbo decisamente eloquente: <em>liquida</em>. «&#8221;Una balla inventata dai giornali&#8221;, il presidente [...] liquida così l&#8217;accusa». Il verbo &#8220;liquidare&#8221;, qui usato in senso chiaramente figurato, significa &#8220;<a href="http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/L/liquidazione.shtml" target="_blank">eliminazione, soppressione di un nemico</a>&#8220;, addirittura &#8220;<a href="http://www.ildizionario.eu/significato/l/dizionario-liquidare.asp" target="_blank">porre nel nulla</a>&#8220;. Interessante anche l&#8217;<a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/0869.htm" target="_blank">elenco dei sinonimi e dei contrari</a> (tra i contrari anche &#8220;fondare&#8221;, &#8220;mettere in piedi&#8221;). Ad ogni modo, in nessun dizionario appare il significato di &#8220;argomentare&#8221;, &#8220;rispondere&#8221; o &#8220;controbattere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente ho avuto ottimi insegnanti a scuola. Il più delle volte si incazzavano quando «a domanda» non seguiva «risposta», ovvero quando le nostre risposte, da alunni svogliati e impreparati quali talvolta eravamo, cominciavano con la storiella della rava e della fava, senza condurre da nessuna parte. Ecco, è la stessa cosa che sta avvenendo in questo momento: a quel magnifico ma ormai logoro affabulatore che è Berlusconi non ho sentito dare ancora una riposta pertinente a una domanda specifica. Ho solo avvertito il tono petulante e aggressivo del bambino che punta il dito e dice «Non è vero, gné gné. Ce l&#8217;hanno tutti con me!».<br />
Qualcuno una volta mi disse: «Se nessuno ti capisce, prova a parlare più chiaramente». Ecco, signor Presidente, se con lei sono tutti brutti e cattivi, faccia un gesto di maturità: ci dica per filo e per segno quali sono le bugie su di lei, ci dica che non fa festini a luci rosse in un&#8217;abitazione usata anche a scopi istituzionali, che nei suddetti festini non circolano né puttane, né droga, né minorenni, né magnaccia. Non chiedo altro che una risposta pertinente e articolata. Questo basterebbe a farmi sentire meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente la serie di riflessioni innescate da Carofiglio e dal Rubygate non si limitano alle poche considerazioni svolte qui. Mi è capitato di pensare alle derive di una società moralmente addormentata come la nostra, apparentemente incapace di indignarsi e ribellarsi attivamente; e anche accecata dall&#8217;apparenza, dalla smania di possesso materiale, dall&#8217;indifferenza per l&#8217;individuo, per la sua unicità e bellezza; alla svalutazione del sesso, all&#8217;esibizione di corpi di carne svuotati da ogni vento (o anche solo brezza) spirituale; dalla povertà di contenuti dimostrati da tutte le persone coinvolte in questo pasticcio, dalla loro pochezza lessicale, culturale, intellettuale e morale; dalle storie di miseria familiare e relazionale, figli malmenati, genitori opportunisti e cinici, mogli amanti mariti abbandonati, ritrattazioni, bugie, finti fidanzati, esternazioni pubbliche, sensazionalismi patetici, lacrime in tv, ricatti, copioni mal digeriti, querele e controquerele, andirivieni negli studi televisivi, urla scomposte e strumentalizzazioni &#8211; dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per tutte queste riflessioni ora manca lo spazio. Che non può e non deve più essere uno spazio solo di carta, come i buoni propositi del 31 dicembre, ma dev&#8217;essere azione, consapevolezza e reale impegno a creare, pezzo per pezzo, un mondo nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Perché tutto si tiene</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 10:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo qui dell&#8217;articolo di Massimo Fini sulle donne, e leggo con attenzione anche la giusta replica di Marina. Devo ammettere che a me l&#8217;articolo di Fini, in più punti, ha fatto venire da ridere (usa espressioni talmente buffe! Ad es.: &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/04/20/perche-tutto-si-tiene/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Yin_Yang.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2395" title="Tutto si tiene" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Yin_Yang.jpg" alt="" width="270" height="270" /></a>Leggo qui dell&#8217;<a href="http://ineziessenziali.blogspot.com/2010/04/massimo-fini-invidioso-confesso.html" target="_blank">articolo di Massimo Fini</a> sulle donne, e leggo con attenzione anche la giusta replica di Marina. Devo ammettere che a me l&#8217;articolo di Fini, in più punti, ha fatto venire da ridere (usa espressioni talmente buffe! Ad es.: «Ma state a casa, cretine, a fare figli», «Al primo singhiozzo [il pianto delle donne] bisognerebbe estrarre la pistola», e la stupenda «Ma come, io [uomo] faccio la fatica di scoparti e ti devo pure pagare?»). Insomma, un umorista nato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue &#8220;argomentazioni&#8221; sono così grossolanamente volgari, ingiuste e ignoranti da non meritare di essere prese in considerazione; diciamo che il Fini si commenta da sé, e dà esattissima misura di quel che vale &#8211; e di quel che vale il suo pensiero &#8211; scrivendo quel che scrive. Non c&#8217;è bisogno di star qui a raccontarsi che &#8220;scopare&#8221; con gli uomini non è sempre così appagante come loro credono, e mi spiace per i loro sforzi, ma spesso gli sfugge del tutto l&#8217;abc dell&#8217;anatomia femminile, ai signori maschi, e questo è un problema che nessun consumo di calorie, gesto acrobatico o dispendio di sudore riuscirà mai a superare.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è però un aspetto serio nelle riflessioni che Massimo Fini, involontariamente, ha suscitato in me. Ed è questo: c&#8217;è qualcosa di sbagliato in questa rigida distinzione maschile/femminile che la nostra società e la nostra cultura continua a portare avanti. C&#8217;è, anzi, <em>molto</em> di sbagliato in tutte le distinzioni aut-aut che il nostro pensiero occidentale continua a fare.<br />
Io capisco i pregi della semplificazione, ma vedo anche i tragici limiti del semplicismo. E ostinarsi a guardare il mondo e le nostre categorie alla luce di opposti, di qualunque tipo (bene/male, bianco/nero, giusto/sbagliato, bello/brutto, positivo/negativo) è limitante. Non è solo una questione che gli opposti si attraggono o che esistono le sfumature. E&#8217; un discorso al tempo stesso più complesso e molto più semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; che tutto si tiene, che nel maschile ci sono qualità femminili e viceversa, è che il bianco (assoluto) e il nero (assoluto) esistono solo come categorie mentali e non reali. Se prendiamo ad esempio le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Filosofie_orientali" target="_blank">filosofie orientali</a>, ci rendiamo conto che nulla è mai così come la nostra mente lo analizza e lo sintetizza, perché in ultima analisi ogni cosa dipende da ogni altra cosa, tutto è legato a tutto.<br />
Per restare in tema: il mascolino e il femminino sono qualità che tutti abbiamo, indipendentemente dall&#8217;essere uomo o donna, e sono complementari, non opposte. Non si fanno la guerra, ma operano per trovare la pace.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi rendo conto che sto facendo della facile teoresi. Ma, esemplificando al massimo e portando la mia esperienza, posso dire questo: mi sono sempre sentita molto &#8220;femminile&#8221;. Molti sono gli aspetti caratteristici dell&#8217;archetipo femminile che io mi riconosco (l&#8217;empatia, la capacità di accogliere, l&#8217;adattabilità, l&#8217;istintività e così via). Ma, al contempo, mi sono sempre sentita molto &#8220;maschile&#8221;, perché negli anni ho sviluppato qualità che sono tipiche dell&#8217;archetipo maschile, come la forza, la razionalità, l&#8217;aggressività.</p>
<p style="text-align: justify;">Un uomo come Massimo Fini, che fa di tutta l&#8217;erba due fasci e li divide salomonicamente, ecco, mi fa pensare che non abbia capito nulla della propria natura, del proprio essere uomo, e abbia una fottutissima paura di ciò che non rientra nelle regole, negli schemi. Le regole e gli schemi ci servono per incasellare, razionalizzare, ordinare e poi dire «Oh, che soddisfazione! Ogni cosa è al proprio posto!».</p>
<p style="text-align: justify;">Ho una notizia buona e una cattiva. Quella cattiva è che le cose non sono mai &#8220;al loro posto&#8221;. Quella buona è che non si tratta affatto di una cattiva notizia.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>L&#8217;uomo Ratzinger</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 09:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricordo che, quando elessero papa Benedetto XVI, rimasi male. Quell&#8217;uomo non mi piaceva, non mi piacevano i suoi occhi cerchiati di nero, e nemmeno la sua fama di teorico reazionario e inflessibile. Mi sembrava un enorme passo indietro rispetto alla &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/04/14/luomo-ratzinger/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Jesu-Crocefisso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2307" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 3px solid black;" title="Deposizione" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Jesu-Crocefisso.jpg" alt="" width="241" height="368" /></a>Ricordo che, quando elessero papa Benedetto XVI, rimasi male. Quell&#8217;uomo non mi piaceva, non mi piacevano i suoi occhi cerchiati di nero, e nemmeno la sua fama di teorico reazionario e inflessibile. Mi sembrava un enorme passo indietro rispetto alla grande umanità empatica di Giovanni Paolo II.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che sta emergendo nelle ultime settimane &#8211; gli scandali sugli abusi sessuali, l&#8217;omertà della Santa Sede &#8211; è un fatto gravissimo. Ma è proprio in questo contesto così torbido, così smaccatamente sbagliato e rivoltante che, per la prima volta, Ratzinger suscita in me reazioni diverse da quell&#8217;iniziale antipatia epidermica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente sono consapevole del fatto che non si possono elaborare giudizi e punti di vista sulla base di emozioni, impressioni e simpatie a pelle. Ci sono i fatti, la cronaca, le informazioni. Ma c&#8217;è un aspetto che mi stride, quando rifletto sull&#8217;accanimento delle innumerevoli accuse che vengono mosse al pontefice e alla Chiesa cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Paolo II era <em>umano</em>; aveva una chimica talmente felice da renderlo immediatamente amato e compreso. Benedetto XVI non è dotato della stessa chimica felice, anzi. La questione sta nel fatto che, in entrambi i casi, i giudizi sono tagliati con l&#8217;accetta: tutto il buono da un lato, tutto il male dall&#8217;altro. E io provo una spontanea diffidenza verso i giudizi netti e senza sfumature.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo papa sta vivendo uno dei periodi più bui nella storia della Chiesa. Ha commesso errori gravissimi, e la sua posizione dire che è scomoda è dire poco. Ma io penso all&#8217;uomo Ratzinger, all&#8217;individuo che, una volta spenti i riflettori, si ritrova da solo con se stesso, nelle sue stanze, magari prima di addormentarsi. Quell&#8217;uomo suscita in me una grande pena.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto un articolo su La Spampa, qualche giorno fa. Si diceva che la Chiesa, in una società come la nostra invasa dal relativismo morale, si pone come fine ultimo quello di essere un punto di riferimento solido e certo per le questioni di etica. E&#8217; chiaro che, oggi come oggi &#8211; attaccata da ogni parte, e credo non del tutto ingiustamente &#8211; la Chiesa sia più che mai traballante in questo suo ruolo. Ma credo anche che, se c&#8217;è una persona convinta di questa sua funzione regolatrice, questa persona sia Ratzinger.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi dà l&#8217;impressione di una massaia che, alla prese con una sporcizia pervicace, tenta il tutto per tutto nascondendo la polvere sotto i tappeti e i letti di casa. Si dà un gran daffare, pur sapendo che la sporcizia tornerà ben presto a galla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, oggi io vedo Benedetto XVI come un uomo alle prese con qualcosa di più grande di lui, un uomo schiacciato, un uomo impotente. Questa sua impotenza, il peso di questa condanna senza appello continua e dilagante, ecco, lo rendono <em>umano</em> ai miei occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo mio voler vedere l&#8217;aspetto umano di un pontefice discutibile e ambiguo non c&#8217;è una sorta di assoluzione morale per quel che ha fatto o quel che è accusato di aver fatto. E&#8217; piuttosto una sospensione del giudizio. Un voler credere che da un lato ci sono responsabilità e azioni oggettive che vanno chiarite e valutate nel modo più obiettivo possibile; e che, dall&#8217;altro lato, c&#8217;è un individuo costretto a portare un peso &#8211; il peso della condanna, del giudizio senza sfumature e senza attenuanti &#8211; che è insostenibile e sfiancante.<br />
Quell&#8217;uomo &#8211; non il pontefice, non la guida spirituale &#8211; merita che io, cattolica non praticante e forse nemmeno credente, su di lui al momento sospenda ogni facile <em>dagli all&#8217;untore</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Update</strong>: linko qui <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/15/news/hans_kung-3359034/" target="_blank">un interessante articolo</a> che mi è stato segnalato da un commentatore.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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