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	<title>Tipi d&#039;aMare (per brevità) &#187; Amore</title>
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	<description>Nomina nuda tenemus</description>
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		<title>Single or not?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 12:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Motivi motivatissimi per restare single. Camerino di un negozio d&#8217;abbigliamento. Mi sto provando una maglietta, armeggio con borsa occhiali da sole pinze per capelli e braccia che sbattono contro le pareti dell&#8217;angusto luogo. Squilla il cellulare: «Ciao tesoro! Come stai? Tutto bene il lavoro?&#8230; La mia voce è soffocata, dici? No, è che mi sto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/ops-a19222150.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2646" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Ops! " src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/ops-a19222150.jpg" alt="" width="308" height="521" /></a>Motivi motivatissimi per restare single.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Camerino di un negozio d&#8217;abbigliamento. Mi sto provando una maglietta, armeggio con borsa occhiali da sole pinze per capelli e braccia che sbattono contro le pareti dell&#8217;angusto luogo. Squilla il cellulare: «Ciao tesoro! Come stai? Tutto bene il lavoro?&#8230; La mia voce è soffocata, dici? No, è che mi sto provando una maglia cercando di non farmi venire lividi sui gomiti&#8230; Strana? No che non sono strana! Come? Se sono sola? &#8230; Be&#8217;, nel camerino sì. Fuori c&#8217;è la commessa&#8230; ma no! Ma cosa vai a pensare! Certo che sto bene e che ti amo ancora&#8230; Ma dai, tesoro! &#8230; Sussurro perché non voglio che la tizia ascolti la conversazione&#8230; Tesoro? Mi rivesto e ti richiamo da fuori&#8230; un istante! No, non fare così! Non c&#8217;è niente che non va, giuro! SONO SOLO IN UN CAMERINO! Cosa vuoi che sia successo da stamattina ad ora?? Ma basta! NON C&#8217;E&#8217; NIENTE DI STRANO NELLA MIA VOCE, CAZZO! &#8230;» Click.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Motivi motivatissimi per restare single 2.</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Tesoro, pensavo di venire da te il prossimo weekend, che ne dici?», e mi frullando palpebre e cuore. «Mhm, se davvero volessi venire da me non me lo chiederesti. Verresti e basta». «Ecco, è quel che sto dicendo. Che, se non hai impegni o cose urgenti di lavoro, venerdì prendo il mezzo e ti raggiungo». «Non va bene, così. Guarda, mi fai passare la voglia! Tutte queste parole per qualcosa che dovrebbe essere spontaneo e naturale&#8230;» Bianco nel cervello (il mio). Non so che dire e quindi sto in silenzio. «Vedi? Stai in silenzio perché non sei convinta!», «Eh no, caro! Non è per questo! E&#8217; perché mi sembra che tutte le parole le stia già facendo tu, e io non so che dire&#8230;», «Bene, allora sentiamoci quando avrai qualcosa da dire e quando davvero avrai voglia di vedermi!» Click.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Motivi motivatissimi per restare single 3.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sto finendo di asciugarmi i capelli, alle 8 dobbiamo uscire di casa per un invito a cena. Esco dal bagno cinguettando, e <em>lui</em> è sul divano, tutto vestito, con braccia e gambe incrociate, torvo come un venerdì santo. Il sorriso mi si spegne sulle labbra e il cinguettio cala di mezzo tono fino all&#8217;esaurimento dello stesso. «Amore, che c&#8217;è? Qualcosa non va?», «Non mi piace aspettare&#8230;». «Oh. Scusami tesoro&#8230; Volevo solo farmi bella per stasera» e sorrido, «Non era necessario, per me sei bella in tutti i modi e, soprattutto, non intendo far tardi quando c&#8217;è un appuntamento&#8230;», «Ma sono le otto meno dieci! Mi metto il cappotto e sono pronta!». «Non è questo!», «Ah no? Pensavo&#8230; hai appena detto&#8230;». «Il punto è un altro! Il punto è che non sopporto aspettare, è tempo perso! Non sarà questo il caso, ma ti avverto che se in futuro dovessimo far tardi a causa tua, io non ti aspetterò! Una volta va bene, ma se la cosa diventa sistematica, io mi scoccio e ti lascio a casa!» Sbam!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em>Avvertimento: ogni riferimento a persone realmente esistenti o fatti realmente accaduti è (im)puramente casuale&#8230; </em></span></p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>Just a story (e quel che sta nel mezzo)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 07:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[fine]]></category>
		<category><![CDATA[Jeff Buckley]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Jeff Buckley so poche cose. So è che è figlio a sua volta di un grande cantautore, che è morto giovane annegando a Memphis, che il suo unico album compiuto è una delle cose che proprio non riesco a smettere. Conosco alcuni frammenti dei suoi versi, ma soprattutto conosco le pieghe dolenti della sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/AZUL_MAKAUBA_marmo_azzurro_Brasile_19.jpg.html.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2550" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Blue" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/AZUL_MAKAUBA_marmo_azzurro_Brasile_19.jpg.html.jpeg" alt="" width="289" height="293" /></a>Di Jeff Buckley so poche cose. So è che è figlio a sua volta di un grande cantautore, che è morto giovane annegando a Memphis, che il suo unico album compiuto è una delle cose che proprio non riesco a smettere. Conosco alcuni frammenti dei suoi versi, ma soprattutto conosco le pieghe dolenti della sua voce, l&#8217;urlo disperato ma sovrumano in <em>Grace</em>, il dolore lontano e vibrante di <em>Lilac Wine</em>, la fragilità consapevole e matura di <em>Ha</em><em>lleluja</em>. Se lo ascolti, ti rendi conto che <em>Grace</em> è il testamento di un tizio che aspetta la morte, che non tenta né di sedurla né di rimandarla né di dimenticarla, ma &#8211; semplicemente &#8211; la aspetta. E lei arriva, senza tante cerimonie.<br />
Tra l&#8217;inizio e la fine, nel mezzo c&#8217;è solo questo: un lungo, appassionato, incredulo aspettare. <br />
Quell&#8217;addio che rosicchiava la nostra relazione, da dentro e fin dal principio, non l&#8217;ho dimenticato nemmeno per un istante &#8211; insieme, lontani, felici o infelici. Mi teneva sveglia la notte, mi dava scariche di emozione, mi prendeva le viscere con una stretta brutale. E io ridevo e soffrivo e cantavo canti stonati per qualcosa che sapevo di stare usurpando &#8211; un tempo che non sarebbe mai stato nostro &#8211; e lentamente vedevo scorrere quella fine, ma quanto lentamente. E arraffavo tutto, a piene mani, con un&#8217;avidità incredula e vorace. Nessuna morbidezza, non c&#8217;è mai stata nessuna morbidezza, ma una furia vitale e pulsante.<br />
Nel mezzo, dal primo giorno all&#8217;ultimo, c&#8217;è stato Jeff Buckley con il suo presagio di morte, e qualche breve sillaba strappata a fatica dalla bocca: «I’m not afraid to go, but it goes so slow». Finché &#8211; lentamente &#8211; la fine è arrivata, e la paura assieme a lei.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>Just a story (la fine)</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 07:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
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		<description><![CDATA[Io la mano te la tendo, ma tu stringila forte, ed è stato facile farlo, come tutte le cose giuste &#8211; è stato facile. Tu cos&#8217;avresti fatto? Io avrei stretto, e ho stretto ma talmente forte che ho finito con l&#8217;abbracciare il nulla, e quando mi sono svegliata c&#8217;era un nulla rumoroso nelle mie orecchie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/burri_rosso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2547" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Red" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/burri_rosso.jpg" alt="" width="258" height="293" /></a>Io la mano te la tendo, ma tu stringila forte, ed è stato facile farlo, come tutte le cose giuste &#8211; è stato facile. Tu cos&#8217;avresti fatto? Io avrei stretto, e ho stretto ma talmente forte che ho finito con l&#8217;abbracciare il nulla, e quando mi sono svegliata c&#8217;era un nulla rumoroso nelle mie orecchie e fra le braccia. Talmente rumoroso che ho urlato e poi ancora, ho urlato fino a bruciarmi la gola. Negli occhi: cancellata ogni immagine, ogni ricordo, biglie colorate e convesse su cui tutto era scivolato via come una goccia di pioggia estiva. E io ero scivolata prima e più in fretta di qualunque goccia o lacrima salata sulle labbra.<br />
La fine è stato il ferroso partire di un treno, così lento a macinare i primi metri, così inesorabilmente veloce nel trascinare via i chilometri successivi, e poi restano soltanto rotaie sporche, abortite di sogni. Il corpo è rimasto immobile e inebetito sulla banchina, mentre tutto quel che ci sta dentro è esploso in un accecante silenzio tutt&#8217;attorno. E&#8217; rimasta solo la falsa immagine di un abbraccio, mentre il mondo attorno si proiettava sulle pareti di un cinema muto in cui non avevo più voglia di andare.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>Just a story (l&#8217;inizio)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 07:39:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I letti erano due: uno singolo addossato contro il muro d&#8217;ingresso, mentre al centro della stanza c&#8217;era un grande letto a due piazze dal copriletto bordeaux. Ci ho messo sopra la mia roba, il pigiama, il libro (Amanti e Regine. Il potere delle donne) e ho acceso tutte le luci. La luce, anche accendendole tutte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Onice-Bianco-1a.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2526" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="White" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Onice-Bianco-1a.jpg" alt="" width="324" height="250" /></a>I letti erano due: uno singolo addossato contro il muro d&#8217;ingresso, mentre al centro della stanza c&#8217;era un grande letto a due piazze dal copriletto bordeaux. Ci ho messo sopra la mia roba, il pigiama, il libro (<em>Amanti e Regine. Il potere delle donne</em>) e ho acceso tutte le luci. La luce, anche accendendole tutte, è bassa e a fine ottobre la notte scende presto. Mi sono detta: ho voglia fumare, e sono andata alla finestra dopo aver scostato le tende.<br />
La finestra dava su un cortile interno sporco e squallido, e a fine ottobre la notte a Roma è ancora calda così alcuni vicini tenevano i vetri aperti e io spiavo nel buio le loro vite e mi sentivo disperata. Ho sfregato il cerino e mi sono accesa la sigaretta, appoggiando il mento sulla mano il gomito sul parapetto, e guardando fuori. Ovvio che ricordo quel che vedevo oltre le finestre degli altri, soprattutto una cucina spoglia  e lunga, dove lei era giovane carina e preparava da mangiare, e poi è arrivato lui, alto, coi jeans e l&#8217;ha abbracciata da dietro &#8211; ed è stato peggio della disperazione. Quei lunghi capelli legati, la maglietta da casa, un abbraccio intimo; ho buttato la sigaretta di sotto e chiuso i vetri. Mancavano ancora un bel po&#8217; di tiri.<br />
I rumori e gli odori stranieri sono gli stessi ovunque e dopo un po&#8217; che viaggi capisci che non ti sono nemici, non intenzionalmente almeno, e allora mi sono detta che non aveva senso innervosirsi per un abbraccio non mio, per una scheggia di vita altrui infilatasi sottopelle e nella testa, che la sigaretta meritava di essere finita e quei due maritavano d&#8217;essere lasciati in pace. Ho percorso di nuovo i due metri dal letto alla finestra, col dito infilato a metà libro e un&#8217;altra sigaretta tra le labbra, ho appoggiato tutto delicatamente sul parapetto e mi sono sforzata di non guardare quella coppia. Non era difficile ignorarli, avevano spento la luce ed erano andati a cenare in qualche altra stanza. Il cerino ha sfrigolato e la carta della sigaretta ha crepitato prendendo fuoco.<br />
Mi sono voltata, spalle all&#8217;esterno, a osservare la mia stanza dove tutto era in ordine e aspettavo solo che passasse il tempo. Poche ore, una notte, e l&#8217;indomani avrei conosciuto persone nuove e preso appunti e imparato qualcosa in più del mio nuovo mestiere. Mi sarei fermata a bere un caffè americano in un grande bar sotto la pensione, e il tipo dal bancone mi avrebbe detto qualche frase simpatica che non ricordo più, con quell&#8217;accento romano che mi sarebbe diventato così familiare nei mesi successivi. Sì, sarebbe andata proprio così.<br />
Ma in quel momento, di notte dopo aver spento le luci grigie della mia stanza e rimasta a fumare immobile in quella penombra dolce, tutto era sospeso, un solo grande punto di domanda scritto al contrario, come un uncino pronto ad arpionare il futuro, goloso di caccia. Il mio futuro, la mia caccia.<br />
La disperazione era lì a un passo, rossa e intermittente come il mozzicone che tenevo fra le labbra e tra le dita. Non sapevo il suo nome, non avrei saputo come chiamarla, quella disperazione, ma poi mi coricai e, finendo il libro, pensai che se i rumori e gli odori stranieri sono gli stessi, ovunque, allora qui o là, ovunque è uguale, ed ero a Roma ma avrei potuto essere a casa. Che è un pensiero che fa male quando si vorrebbe essere altrove, si è altrove, ma nemmeno questo è abbastanza.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Parole che valgono meno di niente</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 07:35:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono le tre di notte passate e mi ritrovo in macchina da sola, su una stradina a picco sul mare. Ascolto una canzone, sempre la stessa, e ho voglia di poggiare la testa sul volante, sulle mani, chiudendo gli occhi. L&#8217;aria è dolce, e la notte è ermeticamente chiusa in una cappa di nuvole e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/friedrich_wanderer-sea-fog_1818.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2480" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 2px solid black;" title="A picco" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/friedrich_wanderer-sea-fog_1818.jpg" alt="" width="285" height="360" /></a>Sono le tre di notte passate e mi ritrovo in macchina da sola, su una stradina a picco sul mare. Ascolto una canzone, sempre la stessa, e ho voglia di poggiare la testa sul volante, sulle mani, chiudendo gli occhi. L&#8217;aria è dolce, e la notte è ermeticamente chiusa in una cappa di nuvole e nero compatto. Mi fermo, fermo l&#8217;auto, spengo le luci e appoggio la testa sulle mani e le mani sul volante, quasi un singhiozzo ermeticamente chiuso in una vizio di forma che impedisce il cedimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso le volte che mi hanno detto ti amo, in tanti, tante volte, ti amo Valentina, ti amo. Anche io, sì, ti amo anch&#8217;io, tanto. E penso a questa stradina a picco sul mare, con la sua brezza dolce che entra dai finestrini abbassati, e trascina svogliatamente nell&#8217;aria i resti di quelle parole, un nulla che nemmeno il ricordo riesce a rendere reale. Mi amavi, Tu, e ora? In quest&#8217;ora della notte che non concede nulla al sentimentalismo, che nulla ha di facile o lieve, dov&#8217;è quell&#8217;amore, dove sono quegli amori, sperperati negli anni come saponette consumate dall&#8217;uso, come un gesso cancellato dalla lavagna?</p>
<p style="text-align: justify;">Ho amato le parole più delle persone. Ho amato l&#8217;attimo più di ogni altra cosa; ho vissuto per perfezione, ho vissuto per arte, per riuscire a creare l&#8217;Attimo Perfetto, quello che resta, il tratto di gesso che niente può cancellare.</p>
<p style="text-align: justify;">E ora, alle tre e un quarto della notte, nulla rimane, nemmeno la perfezione del ricordo, perché ho sperperato, spergiurato parole che valgono meno di niente. Parole e persone fuggite con moto centrifugo ai margini della mia vita, impietosamente, tranciando, per eredità e con un colpo di bisturi, ogni amore dai miei ricordi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non pensate che la fine di una storia sia il momento più doloroso. Peggio della morte è quando nel ricordo non rimane più nulla di presente, nemmeno il ricordo stesso, tanto meno il futuro. Lì, in quel momento, il dolore vi abbatterà la schiena a cannonate e vi ritroverete piegati sulle vostre mani, le mani sul volante e nessuna direzione. Eppure, bisognerà partire.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Banalità (mi piace/non mi piace)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 11:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendo in mano Amore Liquido di Bauman, e cerco di far tornare i conti leggendo. I conti sono le relazioni, e leggere non aiuta. Ciò su cui in queste settimane ho riflettuto molto sono i legami. Più propriamente, i legami d&#8217;amore. Legame &#8211; legaccio &#8211; legare. Sono termini che fanno paura e rimandano a un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/di-spalle-che-partivo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2404" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="... di spalle che partivo" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/di-spalle-che-partivo.jpg" alt="" width="360" height="265" /></a>Prendo in mano <em>Amore Liquido</em> di Bauman, e cerco di far tornare i conti leggendo. I conti sono le relazioni, e leggere non aiuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò su cui in queste settimane ho riflettuto molto sono i legami. Più propriamente, i legami d&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Legame</strong> &#8211; <strong>legaccio</strong> &#8211; <strong>legare</strong>. Sono termini che fanno paura e rimandano a un immaginario di clausura, prigionia o asfissia.<br />
Mi piace abbastanza il termine &#8220;legame&#8221;, ma non mi piace il termine &#8220;legare&#8221;. Preferisco &#8220;<strong>impegno</strong>&#8220;. Non c&#8217;è stata volta, nella mia vita, in cui impegnarmi in qualcosa (un compito in classe, un&#8217;amicizia, un esame o una relazione) non mi abbia alla fine ripagato della fatica. Talvolta è stato anche il solo <em>atto</em> <em>di</em> impegnarmi, di metterci del mio, di crederci e andare avanti, il &#8220;premio&#8221;, e nient&#8217;altro. Non è che tutto deve sempre provenire dall&#8217;esterno a dirci quanto siamo bravi belli e fighi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace il termine &#8220;<strong>responsabile</strong>&#8220;. Mi piace il termine &#8220;<strong>riconoscere</strong>&#8221; (io mi riconosco in te, e tu mi riconosci. Tra mille milioni di persone e possibilità, tu riconosci proprio me&#8230; è un pensiero vertiginoso!) Mi piace il termine &#8220;<strong>relazione</strong>&#8220;, essere &#8220;<strong>in</strong>&#8221; relazione. Mi piace l&#8217;attimo di eternità che c&#8217;è in quella piccola particella.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi l&#8217;eternità finisce, e inizia il vocabolario del disamore. Dove non mi piace quel che leggo. Perché, anche se la rottura l&#8217;ho voluta io, anche se la rottura è stata un atto di democrazia e comune volontà, &#8220;<strong>rottura</strong>&#8220;, &#8220;<strong>abbandono</strong>&#8220;, &#8220;<strong>addio</strong>&#8221; sono termini che non mi piacciono lo stesso. In quell&#8217;abbondanza di lettere e sillabe, c&#8217;è tutto un intero requiem che suona per te, per me, dall&#8217;<em>Introitus</em> alla <em>Communio </em>passando per il <em>Dies Irae</em> e il <em>Lacrimosa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza considerare che, in ogni rottura, c&#8217;è uno dei due che volta le spalle e se ne va; mentre l&#8217;altro, per un po&#8217;, rimane ancora legato. E&#8217; un&#8217;immagine triste, come quelle bandiere per gran parte scollate dall&#8217;asta e sono lì lì per scivolare a terra. Come le camicie messe ad asciugare, quando un colpo di vento ne stacca un braccio dallo stenditoio. Uno resta, uno va.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi piace nulla di tutto questo. Chiedo solo di vivere &#8220;in&#8221; quell&#8217;attimo di eternità, e che rimanga tale a dispetto di ciò che accade intorno. Chiedo solo che, mutatis mutandis, un sentimento o un legame non si trasformino per forza nel suo opposto, la morte in luogo della vita, l&#8217;indifferenza in luogo del riconoscimento dell&#8217;altro, la rabbia invece dell&#8217;affetto.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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