Grazie, signori, di aver partecipato così numerosi ieri sera. Grazie per aver osservato, curiosato e fatto domande. Grazie a chi mi ha stretto la mano con un sorriso felice. Grazie a quel bambino così bello che per tutta la serata ha spalmato paté d’olive sul pane (anche se alla fine non ha voluto baciarmi sulla guancia).
Ma grazie anche ai giornalisti della nostra provincia, che non hanno reputato opportuno pubblicare la notizia dell’evento, nemmeno in un trafiletto ai margini, nemmeno avendo sotto mano un comunicato stampa già pronto per essere usato, senza refusi, senza errori, senza pretese.
Grazie a voi due che per me ci siete sempre, che mi riempite di calore e la gola di risate, che mi travolgete con improbabili confessioni a ore altrettanto improbabili, e che mi aiutate, mi state vicini, mi risolvete problemi e mi spiazzate con la vostra allegra generosità.
Grazie ai vecchi amici, ai vecchi collaboratori, ai vecchi soci – a tutti quelli che per strada si sono persi senza pronunciare un fiato. A tutti quelli che da me hanno ricevuto qualcosa, hanno preso tempo, razziato risorse, usato testi e parole, chiesto disponibilità, consigli e lavori gratis, ma che al momento di esserci non ci sono stati – e non hanno saputo trovare nemmeno una buona scusa.
Grazie a tutti quelli che chiedono oboli, soldi, sorprese, feste, condivisione e amicizia, ma in cambio non sanno nemmeno darti una risposta ad un invito o a una mail.
Grazie alle persone che dovrebbero aiutarti ma «ho mal di schiena».
E grazie di cuore a quelli che nel giro di mezzora ti risolvono un casino, ti stampano una locandina, ti trasportano una scala o fanno una telefonata quando ormai più nessuno lo farebbe perché il tempo è poco e la richiesta bizzarra.
Grazie a chi dice la verità a costo di sembrare sgarbato, ma che c’è, in ogni caso c’è, e quel modo di esserci diventa l’unico possibile e autenticamente umano.
Grazie agli aspiranti amici che piangono sventura dal mattino alla sera, che sono sempre presenti per ammorbare e deprimere, che annegano nei rigurgiti delle proprie parole – ma poi, tutta quella magnifica esuberanza verbosa si intimidisce e scompare del tutto quando si tratta di dover dare qualcosa agli altri che non siano i rantoli del proprio ego.
Grazie soprattutto a chi chiede piaceri col tono di pretenderli; a voi che blandite, leccate, sorridere e poi criticate: da voi – signori ai posti di comando, che occupate poltrone e titoli – non ho ricevuto nulla: né un pagamento, né un educato grazie. Grazie a chi non ha avuto tempo di venire all’inaugurazione pur avendola imposta, grazie a chi è venuto ma si è limitato a un’ipocrita stretta di mano. Grazie a coloro per i quali tutto è dovuto. Grazie a coloro i quali non sanno dire grazie.
E infine, per ultimo ma solo per te, il mio grazie più vibrante, quello che viene dalla pancia, dall’intestino, e non per qualcosa che hai fatto o potrai mai fare, ma per la sola ragione di esserci e di essermi a fianco. Grazie.
V
Grazie per quello che hai scritto, grazie per la forza con cui provi ancora a smuovere le coscienze e grazie per avere il coraggio di aprire bocca in una società in cui ormai lasciamo passare qualsiasi nefandezza perchè ormai conta solo il nostro ombelico… o al massimo la pallina di cotone che vi si crea.
Solo un bacio Vale! Avrei tanto voluto esserci (anche se in realtà solo per vedere il bambino con il patè di olive…
)
i RANTOLI DEL PROPRIO EGO son una definizione degna della tua lucidità. certo se sapessi con certezza di quale situazione stai parlando..,probabilmente della tua attività di gallerista, penso. Felice di rileggerti.
Cara Valentina, oso chiederti un ringraziamento postumo e virtuale, perché dopo aver letto il tuo articolo ho scoperto di esserci stato anch’io (la memoria, si sa, non fotografa ma costruisce).
Scoprire chi sa ringraziare con un’ampiezza mentale che spazia da ciò che appare ovvio ma non lo è all’ironia mi ha allietato.
Buon Ferragosto, di cuore!
P.S. Provengo da una visita ai tuoi scaffali
grazie a te
NON MOLLARE