[Il titolo del post è una citazione da Wittgenstein.]
Spesso – da familiari e amici – mi viene rimproverato di avere un’attenzione quasi morbosa per le parole che si usano parlando: le mie e quelle degli altri. Ma ho studiato per anni e anni materie umanistiche, che mi hanno inculcato la convinzione che rem tene, verba sequentur, che a domanda deve seguire risposta (pertinente), che abbiamo la straordinaria possibilità di disporre dalle 160.000 alle 800.000 parole (anche se, pare, ci accontentiamo di 7.000) ed è un peccato lasciarne inutilizzate, e morte, così tante. Insomma, banalmente: le parole sono importanti.
Alla maggioranza delle persone sfugge l’importanza delle parole. L’altro giorno sono entrata in una gelateria artigianale, dove molte delle vaschette di gelato recavano la scritta «al gusto di cioccolato», «al gusto di vaniglia». Non ho potuto fare a meno di pensare che in quel posto, per produrre i gelati, si usassero degli aromi e non le materie prime originali. Impressione confermata dal fatto che il cono, alla fine, era davvero mediocre.
Ovviamente, parafrasando la Stein, un gelato è un gelato è un gelato e se, per due euro e cinquanta, mi hanno gabbato, be’, poco male. Il male irrompe quando a gabbarci provano i nostri politici, i nostri capi, tutti coloro che hanno l’autorità di esercitare un potere sulle nostre vite.
Ieri sera ero in piazza Duomo a Milano, alla serata conclusiva della campagna elettorale di Pisapia: il clima che si respirava era allegro, sereno, partecipe. Le persone si divertivano e cantavano. Ho pensato: Milano la sera dovrebbe sempre essere così: vivace e sicura, energica e consapevole. Il discorso di Pisapia, ne ho perso dei pezzi a causa del suo tono pacato e del frastuono generale, ma ho apprezzato sia l’uno che l’altro, come espressioni di un potere riflessivo e dolce e di una partecipazione entusiasta e spontanea.
C’è stato però un passaggio che non ho apprezzato, in quel discorso, e che mi ha messo un po’ in allarme come i cartelli «al gusto di». Ed è stato quando Pisapia ha detto questo: «Dobbiamo riprenderci due parole, due parole che ci hanno scippato. La prima parola è libertà. L’altra è amore. Si dicono “popolo della libertà”. Si dicono “partito dell’amore”. Non ne sono degni. Questa sera noi quelle parole ce le riprendiamo». Sul momento l’affermazione è stata trascinante. Ma riflettendo con razionalità, ne ho visto la deriva (forse inevitabilmente, trattandosi di una campagna elettorale) demagogica.
Se sorvoliamo sul primo «partito dell’amore», quello fondato nel 1991, colui che più ha usato e abusato della parole «amore» in politica è stato certamente Berlusconi che, così facendo, ha introdotto in ambito pubblico un elemento retorico, emotivo ed irrazionale che potesse far presa sulla massa, che ne sollecitasse reazioni immediate e superficiali, fondate sull’impulsività.
Ma la politica non è – non deve essere – vuota dicotomia odio-amore, non è manichea suddivisione buoni-cattivi, giusto-sbagliato, santi-eretici. Come correttamente fa notare Carofiglio: «Il partito dell’amore è – fin dalla sua stessa definizione, fin dall’astuta, ma smascherabile scelta delle parole – il contrario della buona politica», che è quella fondata sulla riflessione razionale, sull’argomentazione, sulla partecipazione attiva e consapevole (ragionata) alla res publica. Parlare di amore, in politica, è far leva sull’impulsiva emotività e non sul pensiero dialettico e argomentato.
Io sono convinta del fatto che Pisapia, dicendo quella frase, fosse motivato da un’ottima intenzione: quella della re-azione ad un sistema ormai eroso, essenzialmente scorretto. Il vento del cambiamento, ieri sera, soffiava davvero in Piazza Duomo, e il cambiamento non è possibile se, come primo passo, non si re-agisce ad un sistema di cose logoro e malsano.
Il passo successivo, però, dovrà essere quello – a mio avviso – di abbandonare progressivamente le scomode eredità che questi anni di potere scellerato ci hanno lasciato: riappropriandosi, innanzi tutto, di categorie mentali adeguate ad esprimere un vero e fattuale cambiamento che coinvolga tutti; riappropriandosi delle parole adatte ad esprimerlo, e attuando un’opera di ri-semantizzazione delle parole stesse. Facendo in modo, cioè, che le parole giustizia, uguaglianza, libertà, sicurezza, lavoro, diritti e dignità tornino finalmente a significare qualcosa di concreto che ognuno di noi potrà agire nella propria esistenza e non soltanto subire come specchietti per le allodole di una continua, e continuamente disattesa, promessa politica.
V
votate pisapia forza votatelo in massa
Vale, d’accordissimo fin dal titolo del post! Festeggia stasera… Bacio,
F.
Da tanto non ti cercavo in rete, intrappolato nella rete di tanti inutili affanni, e come sempre dialogo con te fuori tempo (e fuori luogo). Ma anche se sfasato, mi ritrovo. Intanto lunedì sera, dopo la vittoria, ero in piazza del Duomo a festeggiare, per la verità trascinato da una affascinante amica, ma comunque gongolante. Anche perchè io, io, le primarie del centro sinistra, le ho ospitate in casa mia, io! (in galleria) e in casa mia è venuto uno dei candidati a votare… uno dei più sfigati dei quattro, per la verità: Onida, una personcina modesta, a modo, mite, consapevole del suo destino di vittima sacrificale… (ci ho anche parlato un po’, dopo l’assalto dei fotografi: mi ha fatto tenerezza). Naturalmente condivido, effiguriamocisennò, tutto il discorsetto sulle parole. E anche quello sulle parole amore e libertà. Ma com’è difficile parlare di amore o di libertà senza che queste due paroline fruste ti scivolino via lasciandoti le mani grondanti di retorica. Vorrei provarci, specie in giorni come questi, in cui combatto e mi arrabatto per colpa di gente come quella di cui ti lamentavi, mi pare, nel post precedente. Gente bella elegante ben vestita capello bianco fluente modi cortesi quasi effeminati eloquio sciolto e disinvolto (questo lo conosci anche tu)che poi sti schiaffa in culo 18.500 euro (diciottomilacinquecento!) di lavoro non pagato e sei costretto ad andar per avvocati… E intanto sei sotto di un sacco di soldi, perchè tu (cioè io) invece il lavoro l’hai pagato, come un coglione, hai pagato la redazione, le assistenti, la grafica, la stampa… Vabbè, scusa lo sfogo, V., E pensare che volevo parlare d’amore! Ma l’amore ti salva. Come canta qualcuno, l’amore ti salva da te stesso, prima di tutto. Ma bada bene: amare, non innamorarsi. O almeno questa è la mia esperienza. Io quando m’innamoro sono una barca alla deriva in balia di venti contrastanti e di correnti impetuose, inarrestabili, e senza remi, senza timone, per non parlare della bussola, bussola? ah, ecco cos’era quell’affare che ho scambiato al mercatino per una perlina colorata! Ma si può amare. Incondizionatamente. E la presenza dell’altro catalizza il meglio di te. La sola presenza. è una specie di sortilegio. Ti trasforma in un uomo migliore: ti rende più intelligente, più acuto, brillante. Persino più bello. (Persino più magro!). Ma bisogna stare attenti a non innamorarsi di chi si ama… Vabbè, lasciamo stare, che la faccenda è troppo personale e a te non te ne può importar di meno (scusa se ti uso per parlare un po’ con me, ma tu sai bene come vanno queste cose…)
Per la verità volevo dirti una cosa. Ho visto con piacere che hai ripreso a scrivere, ma noto che da settembre il numero di post è calato vertiginosamente, e il tuo stile, il tuo bello stile affascinante mi sembra un po’ appesantito, almeno nelle due ultime cose che ho letto. E mi dispiace, perchè il guizzo della tua scrittura, pur dietro maschere e infingimenti, era sempe uno stimolo, pane fresco e croccante per intelligenze affamate. Ma forse è solo una mia impressione.
Questo apparentemente è un classico OT. Io però continuo ad usarne un po’ di più di parole…inutilmente? Ho deciso che non mi importa. Sono ancora in rete, tu, vedo, latiti ma rileggere le annate trascorse è sempre un piacere. Buona estate Valentina. Sinceramente
bellissimo post, cara v. che conosco solo tramite questo blog.
avresti potuto proporlo a qualche giornale importante, non avrebbe sfigurato, anzi!!!
brava. belle le riflessioni, la scrittura, tutto. mi piace davvero tantissimo.