Costellazioni

La vecchiaia è crudele, lo si legge negli occhi dei giovani. La vecchiaia è un continuo memento che zavorra i passi quando i passi vorrebbero staccarsi da terra e prendere il volo. Negli ultimi anni, mia nonna ha cambiato carattere: legata alla vita con un’ostinazione musona, fa di tutto per rendermi odiosa la mia giovinezza, la mia voglia di capelli selvaggi e il desiderio di non avere legami che possano trattenermi in un luogo e in un presente che non sono i miei ma della mia famiglia.

Fare l’amore con te fino a sfinirmi i muscoli del corpo, e poi decidere di abbandonare la mia terra e partire con poco più di uno spago senza valigia dentro, immaginarmi libera, sciolta da ogni responsabilità, sciolta dal pensiero che presto dovrò prendermi cura delle cose che su questa terra lascerà la mia famiglia. Le case, le campagne, i posti davanti al mare – non voglio nulla, solo preoccuparmi di fare l’amore, di muovere passi sparsi, di lavorare per me stessa, di sudare di fatica di piacere, di non dover ricordare nemmeno un volto nemmeno un nome. La vecchiaia sta qui a ricordarmi che tutto questo è un sogno irrealizzabile.

Ho guardato il Grande Carro spostarsi nel cielo nelle notti in riva al mare, come un mestolo pronto a cadermi sulla testa rovesciandomi addosso milioni di sogni irrealizzati. L’ho guardato godendo e chiudendo gli occhi, l’ho sentito scrosciare un rumore cristallino nell’attimo in cui precipitava a terra, e ogni notte l’ho ritrovato lì, uguale a se stesso ma sempre in movimento, come un vecchio utensile di rame incrostato di polvere.
Una notte, mentre si avvicinava il mattino, mi ha detto tra cento milioni di anni la mia forma sarà diversa, non avrò più nulla del mestolo minaccioso che vedi ora, ma la gente continuerà a chiamarmi Grande Carro, e allora ho capito che l’ostinata vecchiaia dei vecchi – e il catastrofico spavento dei giovani di fronte ad essa – è in quel nome eterno che ci trasciniamo dietro come un sudicio strascico di nozze ormai finite e chicchi di riso anneriti dalla strada.

Smetteremo di fare l’amore, smetteranno anche i miei sogni di fuga, smetterà l’ostinazione di mia nonna a vivere – e allora io sarò una persona diversa. E il mio nome, quel giorno, non sarò più io.

V

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7 risposte a Costellazioni

  1. piero scrive:

    Ieri notte davanti al golfo di Palermo ho pensato in un flash le medesime cose. Tu le hai scritte perfettamente. Questo post lo stampo, non è commentabile, lo si può solo assorbire.

  2. VforValentina scrive:

    @ Piero: grazie, ma sei troppo indulgente… :-)

    p.s.: ho provato a commentare il tuo ultimo post, ma non so se ti è arrivato… mi chiedeva di inserire il mio ID in modo strano, e penso di non essere riuscita a farlo! Fammi sapere…

  3. arthur scrive:

    E’ vero, come dice Piero, non è commentabile ciò che hai scritto. L’ho letto tutto d’un fiato e nel farlo, non so perché mi sembrava di sentire la tua voce mentre dicevi le stesse cose.
    Seduti su di un muretto, tu che parlavi ed io, senza più ormai da tanto tempo, la mia fedele sigaretta, ad ascoltare, fissandomi le mani che giocavano con una penna, la stessa che, tu, avevi usato, per scrivere queste parole… sensazioni, emozioni, come chiamarle, cosa?

    No, non sono fuori di testa, e neanche vivo di allucinazioni, ma è talmente forte il tuo pensiero, o forse dovrei chiamarlo grido, che non puoi averlo solamente scritto.

    Evvabè…

  4. piero scrive:

    No Valentina non mi sono arrivati commenti da parte tua: però avrai capito che Interceptor
    ( quello vecchio) è stato ucciso da un fatto molto sgradevole. Questo nuovo non dovrebbe presentare particolari difficoltà per commentarvi sopra, basta che tu risalga all’origine di questo intervento. Non sono indulgente ma obiettivo, sono anche certo della tua fortisima misura che ti impedirà di “montarti la testa” e ti lascerà ancora scrivere di tanto in tanto perle come questa tua ultima.

  5. VforValentina scrive:

    @ Arthur: e pensare che è uscito in un istante in cui sullo scambio dei miei binari emotivi e mentali si è creata una scintilla, e ho avuto voglia di coglierla. Niente di troppo ragionato, niente di troppo strutturato. Solo un’impressione evaporata nell’aria e fotografata prima che svanisse…

    @ Piero: due cose.
    Primo: stasera proverò a ripostare il commento da te.
    Secondo: siccome mi leggi da un bel pezzo, immagino avrai intuito che raramente un complimento mi prende alla sprovvista, e questo m’impedisce di montarmi la testa. (Lo trovo un segno di grande equilibrio. Gli individui che facilmente restano vittime delle lusinghe, fanno in media una pessima fine…)

  6. antonio scrive:

    Io sono la porta della tua stanza.
    Sono il tuo specchio e il tuo armadio
    e la duna di dubbi del tuo cuscino.
    Sono l’incendio che chiama ceneri
    il suo futuro, fede ciò che gli manca,
    la paura di non sapere amare, la tua sete.
    Aprimi, entra nel mio specchio, sognami
    come tu desideri, come la tua anima
    mi vuole, spargi le ceneri
    del tuo bisogno sopra le mie spalle
    e allontanati da me, non sono l’uomo
    con cui sarai felice, sono solo il nome
    di una stella cadente.
    Quando ti sveglierai
    sarò già morto eppure illuminandoti.
    JUAN VICENTE PIQUERAS

  7. Ricky scrive:

    25 luglio 2011: e’ volato via per tutti un nuovo anno;il “vecchio utensile” avrà raccolto un altro po’di polvere,comunque da quando ho letto(e riletto)questo post mi ritrovo,a volte, ad ammirarlo in maniera differente rispetto al passato.

    (PS Auguri,Il 25 luglio è S.ta Valentina…)

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