Il tempo libero è una cazzata. Quando ho del tempo libero non combino nulla, mi lascio scivolare addosso le ore come olio solare (e poi mi scotto stupendomi anche di ritrovarmi a fine giornata spelacchiata e bruciacchiata); quando, come oggi, non ho un minuto da perdere il tempo si moltiplica, mi germoglia tra le mani, acquista valore.
Il tempo libero è una disgrazia da abolire. Specie perché implicitamente pone la dualità tra libero e schiavo, tra una condizione favorevole e una sfavorevole, servo e padrone (desiderabile / indesiderabile). E si ingenera la malsana convinzione che non siamo padroni del nostro tempo “schiavo” ma solo di quello libero. E così, passiamo le giornate a patire di non aver più tempo libero, e senza amare il nostro tempo schiavo, senza mettere nulla di noi stessi in quel che siamo obbligati a fare (lavoro, impegni, responsabilità).
Al contrario, io amo il tempo quando mi afferra per la braccia e mi piega alla sua volontà. Quando mi dice: ehi, ragazzina, datti una svegliata. E io lo guardo negli occhi con aria di sfida e penso bastardo, ti faccio vedere io. E gli faccio vedere, al bastardo, che gli occhi non li abbasso e comincio a darci dentro.
Ma c’è un altro modo in cui oggi vorrei vivere questo tempo sadico che mi costringe ad amarlo nonostante il suo brutto carattere. Ed è arraffando ore e giorni vuoti di obblighi, sciolti da legami col mondo, e partire, andare via, riempiendo il tempo di spazi e gli spazi di silenzio.
V
(Mi piace molto questo tuo parlare del tempo e, sul finale, vederti tornare al “tempo che non fa rumore”, quello intimo, quello che esiste tutto – e davvero – per sé…)
Ho un rapporto molto simile col tempo, ma tu riesci a raccontarlo infinitamente meglio.
@ Laura: la cosa curiosa è che, se non me lo avessi fatto notare, nemmeno mi sarei accorta che, da tempo, parlo spesso di tempo… Allora sono andata a rileggermi gli ultimi post. Proprio vero che, quando ci sei immersa fino al collo, le cose si distinguono meno…
Grazie!
@ Simple: e tu sei sempre troppo gentile, ma sai bene che non è così!
Il tuo punto di vista è ben condivisibile, ma forse solo da chi, come te, svolge un lavoro appagante e soddisfacente. Quando, invece, per mancanza di forza di volontà, per pigrizia o per impossibilità ci si ritrova vittime di una scelta giovanile azzardata, di un lavoro insoddisfacente, di un turno da far passare il più in fretta possibile, non resta che aggrapparsi al tempo libero. Ma quante sono, attualmente, le persone a cui piace realmente il proprio lavoro? e di queste, quante hanno meno di 35 anni? Normale che la massa ggiovane (errore voluto) non parli d’altro…
@ Shiko: c’era un tizio molto spirituale (uno di quei santoni indiani che dispensano saggezza anche starnutendo, per capirci) che diceva che dobbiamo “essere sacri” in ogni cosa che facciamo, dal pelare una mela alla preghiera. Ecco, non è facile essere sacri nel pelare mele, ma è una sfida (non solo intellettuale, non solo spirituale) che mi piace affrontare ogni giorno.
Anch’io faccio cose che non amo fare, ci sono giorni – come oggi – in cui tiri un calcio a una pietra ed escono grane da risolvere, e non tutte sono stimolanti. E’ che voglio – o meglio, pretendo da me stessa – che il mio tempo valga, qualunque sia il modo in cui lo dovrò passare. In questo senso, amare il proprio lavoro è un valore aggiunto, non una condicio sine qua non.