Una sigaretta sul balcone prima di rientrare e prepare la cena. I panni stesi, della musica che non ascolto, e anche gli occhiali che mi scivolano sul naso. Faccio un tiro e li rimetto a posto. Sono stanca, la Città oggi mi ha stancata, è una di quelle sere che mi metterei in macchina solo per guidare, una strada tutta curve coi finestrini abbassati, il mare sulla destra e nessuno che parli. Farei di quella strada un quadro in movimento, senza effetti speciali, senza suoni, poche luci. Solo qualche immagine che scivola – e nemmeno la vedo. Piccole dosi omeopatiche di sensazioni, di quelle piacevoli e minuscole come formiche che camminano sulla pelle. La pelle che rabbrividisce nel vento. Il cervello spento, gli occhi vuoti, il corpo come un’ampolla che trattiene il piacere. Poco, piano. Non ho bisogno di altro. Finire la sigaretta, rimettere ancora a posto gli occhiali, ritirare la biancheria, preparare un’insalata, perdermi pezzi di vita, perdere qualche ora in silenzio, perdere il mio tempo seminandolo su un terreno arato, aspettare. Anche la pioggia. Aspettare. In silenzio, occhi chiusi, respiro calmo. Aspettare.
V
Aspettare, già. La foto è Francesca Woodman, vero? Bella potente…
L’attesa, quando è calma e silenziosa, è un miracolo creativo… questo volevo far passare, ma non so se ci sono tanto riuscita!
Sì, la foto è della Woodman. Bellissima!
Attesa silenziosa che è un miracolo creativo… sì, il messaggio è passato e mi verrebbe da dire che quasi mi ci ritrovo in quell’aspettare.
Ma è passata anche l’immagine di una donna che riesce a coglierle (letteralmente) queste sue “piccole dosi omeopatiche di sensazioni”, che sembrano apparentemente a portata di mano.
E mi sembra, persino, di averti vista…
ps: dimenticavo… che strano, entrambi parliamo del tempo che non fa rumore.
@ Arthur: allora prometto che domani passo da te, e con piacere.
In questo giugno pieno di parole, scrutini, riunioni, esami e discussioni avrei proprio bisogno del tempo senza rumore che descrivi (sì, proprio di quello.