Just a story (e quel che sta nel mezzo)
7 maggio 2010 – 09:13
Di Jeff Buckley so poche cose. So è che è figlio a sua volta di un grande cantautore, che è morto giovane annegando a Memphis, che il suo unico album compiuto è una delle cose che proprio non riesco a smettere. Conosco alcuni frammenti dei suoi versi, ma soprattutto conosco le pieghe dolenti della sua voce, l’urlo disperato ma sovrumano in Grace, il dolore lontano e vibrante di Lilac Wine, la fragilità consapevole e matura di Halleluja. Se lo ascolti, ti rendi conto che Grace è il testamento di un tizio che aspetta la morte, che non tenta né di sedurla né di rimandarla né di dimenticarla, ma – semplicemente – la aspetta. E lei arriva, senza tante cerimonie.
Tra l’inizio e la fine, nel mezzo c’è solo questo: un lungo, appassionato, incredulo aspettare.
Quell’addio che rosicchiava la nostra relazione, da dentro e fin dal principio, non l’ho dimenticato nemmeno per un istante – insieme, lontani, felici o infelici. Mi teneva sveglia la notte, mi dava scariche di emozione, mi prendeva le viscere con una stretta brutale. E io ridevo e soffrivo e cantavo canti stonati per qualcosa che sapevo di stare usurpando – un tempo che non sarebbe mai stato nostro – e lentamente vedevo scorrere quella fine, ma quanto lentamente. E arraffavo tutto, a piene mani, con un’avidità incredula e vorace. Nessuna morbidezza, non c’è mai stata nessuna morbidezza, ma una furia vitale e pulsante.
Nel mezzo, dal primo giorno all’ultimo, c’è stato Jeff Buckley con il suo presagio di morte, e qualche breve sillaba strappata a fatica dalla bocca: «I’m not afraid to go, but it goes so slow». Finché – lentamente – la fine è arrivata, e la paura assieme a lei.
V

2 Responses to “Just a story (e quel che sta nel mezzo)”
Non hai aspettato, perchè l’aspettare mi sa di “passività”. Se non c’è stata morbidezza, se c’è stata vitalità, allora hai vissuto e l’hai affrontata, guardata in faccia, non attesa.
Il cerchio si è chiuso (inizio, mentre, fine), la paura sopraggiunta, il pensiero che un nuovo inizio sia sempre difficile. Mi “raccontano” che non sia così, io adesso sto ancora aspettando e forse lo stai facendo anche tu.
” E in mezzo a tutto questo perdersi, c’è un uscio chiuso, l’anima… “
By Rocco on mag 7, 2010
E’ proprio come dici. Tranne, forse, che non c’è attesa, ma solo un inquieto “stare”. L’attesa è uno stato passivo, che non rientra tanto nelle mie corde…
By VforValentina on mag 8, 2010