Sono le tre di notte passate e mi ritrovo in macchina da sola, su una stradina a picco sul mare. Ascolto una canzone, sempre la stessa, e ho voglia di poggiare la testa sul volante, sulle mani, chiudendo gli occhi. L’aria è dolce, e la notte è ermeticamente chiusa in una cappa di nuvole e nero compatto. Mi fermo, fermo l’auto, spengo le luci e appoggio la testa sulle mani e le mani sul volante, quasi un singhiozzo ermeticamente chiuso in una vizio di forma che impedisce il cedimento.
Penso le volte che mi hanno detto ti amo, in tanti, tante volte, ti amo Valentina, ti amo. Anche io, sì, ti amo anch’io, tanto. E penso a questa stradina a picco sul mare, con la sua brezza dolce che entra dai finestrini abbassati, e trascina svogliatamente nell’aria i resti di quelle parole, un nulla che nemmeno il ricordo riesce a rendere reale. Mi amavi, Tu, e ora? In quest’ora della notte che non concede nulla al sentimentalismo, che nulla ha di facile o lieve, dov’è quell’amore, dove sono quegli amori, sperperati negli anni come saponette consumate dall’uso, come un gesso cancellato dalla lavagna?
Ho amato le parole più delle persone. Ho amato l’attimo più di ogni altra cosa; ho vissuto per perfezione, ho vissuto per arte, per riuscire a creare l’Attimo Perfetto, quello che resta, il tratto di gesso che niente può cancellare.
E ora, alle tre e un quarto della notte, nulla rimane, nemmeno la perfezione del ricordo, perché ho sperperato, spergiurato parole che valgono meno di niente. Parole e persone fuggite con moto centrifugo ai margini della mia vita, impietosamente, tranciando, per eredità e con un colpo di bisturi, ogni amore dai miei ricordi.
Non pensate che la fine di una storia sia il momento più doloroso. Peggio della morte è quando nel ricordo non rimane più nulla di presente, nemmeno il ricordo stesso, tanto meno il futuro. Lì, in quel momento, il dolore vi abbatterà la schiena a cannonate e vi ritroverete piegati sulle vostre mani, le mani sul volante e nessuna direzione. Eppure, bisognerà partire.
V
(Ti legggo solo, Valentina, solo questo so fare. Leggere le tue parole, pensare di averle vissute anche un po’… E sì, poi si riparte.)
Toccante. E’ vero, tante parole di cui ti rimane il nulla, il vuoto. Però nel momento in cui le pronunciavamo erano vere. Ed erano vere quando ce le dicevano. E’ questa forse la cosa più straziante.
sei incredibile come fai a scrivere cose così belle
brava
@ Laura: (leggiamoci e non parliamo. A volte le parole sono davvero superflue…)
@ Silvio: parola per parola, il tuo commento è mio, in ogni senso.
@ Guido: ma grazie!
Ho pensato di poter portare dal mare della sabbia verso la città… ma ogni volta i granelli scivolavano vai dalle tasche prima di arrivare a lei. Ho pensato di poter portare onde del mare fino alla collina, ma le gocce fuggivano via dalle mani prima di poter arrivare a lei.
Ho pensato di poter respirare l’aria del mare e tenerla dentro di me… ma ne rimaneva solo un vago ricordo prima di arrivare a lei.
Non ho mai pensato che se lei non ama il mare, il mare non potrà mai toccarla.
Ora mi sento un idiota, stanco e senza molte speranze… mi manca persino il mio stupido, illusorio, autolesionista andirivieni.
E’ ora di tornare al mare e lì restarci.
“Fintanto che nessuno è come me.”
(come diceva Ivano F.)
Non c’è altro da fare.
No, secondo me, non ci sono “amori sperperati negli anni come saponette consumate dall’uso, come un gesso cancellato dalla lavagna”, perché l’amore che si è vissuto lascia dentro di se sempre qualcosa di grande, se è stato vero amore.
L’amore passa, come passano gli anni, l’unica cosa da sperare è di trovarne uno che, dopo averlo vissuto, nel tempo si trasformi (ricordi l’immagine dei due vecchietti…), fino a diventare qualcos’altro, ma che dell’amore conserva sempre l’emozione; troppo presto per pensarci? No!
Io ci credo, perché non è mai per nulla che si “riparte”.
Hai creato una bella immagine, quasi la sceneggiatura di un film, che è poi il film della vita.
@ Bk: è bellissimo quel che hai scritto. Volevo solo aggiungere un dettaglio: quella canzone che ascoltavo in repeat alle 3 del mattino… era proprio di Fossati.
@ Arthur: in questo caso, nonostante vada sbandierando il mio ottimismo qua e là, sono più pessimista di te. Vogliamo credere che qualcosa resti, ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di pensare che non tutto sia vano, inutile e così deperibile. Ma lo è. Ne sono convinta. Perché lo siamo noi stessi.
(Scusa se ieri sera, come promesso, non ti ho più scritto, ma credimi se ti dico che mi sto ritagliando spazi di tempo libero con le unghie e con i denti, ma sono davvero di corsa, in questi giorni. Riesci a pazientare ancora un pochino? Bacio.)
Abbraccio e basta.
Capisco cosa intendi… ma quasi ti invidio.
Mi appiattisco sui muri, temo di svoltare angoli e venire assalito dai ricordi, come lame, come il vento che tira dalle nostre parti.
Non voglio più vedere tratti di gesso cancellati malamente, i successi, i fallimenti…
Voglio una lavagna nuova, immacolata, su cui ricominciare a scrivere.
Una domanda, al mattino quando ti svegli, come sei?
Per la e-mail… ieri ti ho risposto allo stesso indirizzo e-mail, ma fai pure con calma, i doveri e le cose da fare innanzitutto, non c’è nulla di così importante a cui rispondere, quindi pazientissimo senz’altro se poi me lo chiedi così, dippiù, dippiù…
Buon pomeriggio!
@ Simple: ricambio, e basta.
@ gp: anche io, come te, voglio una lavagna nuova, e non una cancellata già troppe volte…
@ Arthur: come sono al mattino? Rimbambita e intrattabile prima del caffè. Spesso anche dopo…
Quell’amore, quello che non è nel tuo post, quello che segretamente speri di trovare lungo le strade della tua vita, ha lasciato una traccia qui dentro. Ed ora alle tre e un quarto della notte rimane scolpito su queste righe: non è vero che non è restato nulla. E’ rimasto Fossati e sei rimasta tu. Quando il futuro sarà tornato al passato e tu sarai sempre meno innamorata di te che ami, allora il momento sarà pefetto e tu rientrerai in questo post…e nei ricordi che hai lasciato in giro.
@ Piero: «e tu sarai sempre meno innamorata di te che ami» è una frase che mi ha dato un colpo al cuore. Perché è vera, bella e profonda.
Come il resto di quel che scrivi.