Il mondo che vorrei

29 aprile 2010 – 11:13

L’altra sera ho abbandonato le faccende mondane per dedicarmi a una monumentale scelta di nuovi libri da leggere, approfittando del 4×3 della Hoepli come mi era stato consigliato da un’amica. No, devo fare un passo indietro.

Il giorno prima ero andata con questa amica a vedere una mostra a Palazzo Reale (quella sui due Imperi, cinese e romano). Stiamo un paio d’ore là dentro e lei, che è una strepitosa sinologa, mi racconta e mi descrive un bel po’ di cose: la dinastia Han occidentale, quella orientale, la misura dei cavalli nell’antica Cina (erano piccini, se vi interessa saperlo), il significato dei dischi bi in giada e la faccenda dei bachi da seta tenuti segreti. Ci impantaniamo sui cauri, che nessuna delle due sa cosa accidenti siano.

Più tardi, trascorriamo un’ora in libreria. Passeggiamo tra i reparti della Feltrinelli additando libri e scambiandoci opinioni, consigli e punti di vista.
Per dire: tutte e due abbiamo mal sopportato Il Maestro e Margherita, e ce lo diciamo quasi come una colpa, visto che il mondo intero sembra amare quel libro smisuratamente. Abbiamo qualche perplessità su Kundera, io rifiuto di capire Calvino e lei mi rivela che L’abbazia di Northanger è, sì, il meno noto e apprezzato romanzo della Austen ma anche il suo preferito, perché lieve e ironico. Sfioriamo Pennac, che è delizioso, elogio appassionatamente Romain Gary, lei mi rivela di una sua recente cotta per Chatwin, poi andiamo alla ricerca di un Sartre introvabile, non ci facciamo convincere da Philip Roth, nessuna delle due, e schifiamo i gialli che hanno copertine colorate di giallo. In compenso, mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano Yehoshua, ho tentato di farle superare il pregiudizio su Stendhal, e non ci facciamo mancare una passeggiata incantata tra Saramago, Simone de Beauvoir, Camus e Coe, e nemmeno Mordecai Richler.

Il giorno dopo, e qui torniamo all’inizio, ci scambiamo diverse e-mail: sciogliamo il quesito relativo ai cauri (sono monete a forma di conchiglia, o meglio conchiglie-monete), parliamo ancora di altri scrittori, mi consiglia la promozione della Hoepli, io le rivelo di aver scovato nella mia libreria il romanzo di una scrittrice cinese di cui avevamo parlato – guarda caso – il giorno prima e, insomma, mi sembra che ogni cosa che ci diciamo sia bella, luminosa e opulenta. E che ogni cosa, sfiorata da quelle parole e da quei pensieri, sia altrettanto bella e luminosa e pregnante di vita.

Ecco, il mondo che vorrei dovrebbe avere più giornate come questa. Dovrebbe averne tante, di giornate come questa, e tante mail e amicizie e momenti così.

V

  1. 21 Responses to “Il mondo che vorrei”

  2. Ho spento il cervello una decina d’anni, nonostante continuassi a leggere , andare al cinema e ascoltare musica , tutto ciò non è bastato a mantenere viva la mia mente , perchè , mi è mancato il sentimento , la voglia di tenermi intellettualmente viva…ho rinunciato a me stessa per non mettere a disagio un’altra persona..
    Frammenti ricordi musica film libri di anche 20 fa stanno riaffiorando…ho di nuovo i miei compagni di vita…
    Ora dopo una mazzata emozionale mica da ridere..mi ritrovo a fare i conti con i miei interessi..e ad incontrare persone che ne condividono i contenuti…
    Dov’erano mi chiedo ora ..prima …tutti questi individui…che bello averli accanto…
    Dov’ero io? E’ la risposta…quando ho schiacciato il tasto off ho scollegato anche il mondo che avrei voluto e che vorrei…
    Ma questi esseri meravigliosi che fortunatamente esistono ancora mi hanno aspettato…

    By Eugenia on apr 29, 2010

  3. Capisco benissimo quello che dici. Sicuramente la mia esperienza è stata meno traumatica della tua, ma nel mio piccolo ho vissuto qualcosa di analogo.
    Rinunciare a se stessi, o a una parte di sé, per compiacere un altro, per non metterlo a disagio, anche solo per piacergli un po’ di più, è un’esperienza che ho provato molto di recente e che spero ardentemente di non dover mai più rivivere. L’esperienza serve a questo, no? A non commettere più gli stessi errori…
    Perché soffocare se stessi, anche se fatto con tutto l’amore del mondo e con le migliori intenzioni, è sempre (sempre) una scelta perdente. Si perde se stessi…

    By VforValentina on apr 29, 2010

  4. In una libreria mi perdo. Da sempre, ma ci vado da solo, non sempre amo i frequentatori di una libreria. Sono un intellettuale stronzo e solitario. La prossima casa l’affitto sopra la libreria più nota della mia città- Bello il commento di Eugenia, ce l’hai un blog Eugenia? Ciao Valentina, delle dinastie cinesi non ho mai capito una beneamata.

    By piero on apr 29, 2010

  5. @Piero…ho sempre pensato di dover “liberarmi” scrivendo..effettivamente potrebbe essere una soluzione il blog….attendo consigli dalla Maestra di sentimenti Valentina!!!

    By Eugenia on apr 29, 2010

  6. @ Piero: ma anche io sono piuttosto stronzetta e solitaria nei miei amori libreschi, nelle mie preferenze, nei miei giri culturali. Ma il fatto che martedì io mi sia sentita così bene in compagnia, e che quella giornata mi abbia lasciato un senso di profondo appagamento, mi fa pensare che non è tanto un’inclinazione, la mia, quanto una reale difficoltà nel trovare un persona con cui si abbiano “affinità elettive”.

    @ Eugenia: addirittura “Maestra di sentimenti”?! :-D
    Scrivere è terapeutico, come è terapeutico creare, in ogni modo e forma possibile. Quindi il mio consiglio è: farlo!

    By VforValentina on apr 29, 2010

  7. Vale, anche a me la giornata di martedì ha lasciato un profondo senso di soddisfazione e sono tornata a casa pensando che il fatto di dover andare a Milano ogni quindici giorni mi ha regalato anche la possibilità di riscoprire una persona di cui ricordo il remoto passato e inizio adesso a conoscere il presente. Sulla scia, valutando altre cose che mi sono successe ultimamente, ho ribadito ancora la mia convinzione che molte scelte non sono “per caso” e che non ha senso voler cambiare il passato, anche se magari non è successo quello che si sperava un tempo, perchè cambiando qualche tassello io non sarei più quella che sono e, soprattutto, non sarei dove sono. Ottimismo? No, solo uno sguardo positivo e, credo, realista sulla vita. Anche in situazioni di merda, non me la sarei sentita di tornare indietro e cambiare tutto, perchè questo fondamentalmente avrebbe voluto dire rinunciare a persone che ho conosciuto strada facendo e che mi hanno regalato qualcosa di prezioso. E, poi, io non sono mai stata una persona nostalgica del proprio passato – se mai, del passato in cui non ho vissuto, ma questa è un’altra storia.
    Che bello, sono riuscita a fare un commento completamente fuori tema! Anche queste sono soddisfazioni ;)

    By Francesca on apr 29, 2010

  8. @ Fra: in effetti sulle prime mi sono un po’ persa, leggendo il tuo commento, ma ho trovato molto bello vedere come da una giornata culturale si arrivi a riflettere sull’esistenza e ragionare sui massimi sistemi con lucidità e sguardo costruttivo…
    Condivido profondamente il tuo punto di vista, specie quella sorta di nostalgia del passato (o dei passati) che non si è vissuto. E’ un’altra storia, sì, ma una storia che meriterà di essere raccontata, prima o poi.
    Un abbraccio!

    By VforValentina on apr 29, 2010

  9. @Valentina,ho cavalcato l’onda e l’ho creato , avrai presto notizie…il primo post ti sarà linkato via mail!

    By Eugenia on apr 29, 2010

  10. Ne sono felicissima! non vedo l’ora di leggerti… (E sono felice anche di aver assistito “in diretta” a quest’onda che saliva!)
    Aspetto notizie, quindi.

    By VforValentina on apr 29, 2010

  11. Libri, libri, libri… che dire, il libro è una droga della quale non si riesca a fare a meno. Il mio comodino, per fortuna molto grande, trabocca di libri, alcuni letti e lasciati lì per ricordare, altri in lettura. Alle volte mi capita di leggerne un paio alla volta, e se tra un libro e l’altro passa del tempo, beh, è un bel casino.

    Tra l’altro, sono stato un accanito lettore di romanzi gialli, sì, quei libri con la copertina gialla che spesso fa inorridire l’intellettuale impegnato, (…) ma che invece ritengo abbia il suo bel posticino di riguardo nella letteratura e, infatti, in casa mia, c’è quasi tutta una parete che luccica di giallo… :-) , tra l’altro.

    E poi, avendo tanti interessi, (troppi…) sono anche un lettore accanito di riviste, di foto, di video, di computer, e ovviamente di architettura. Se vado in libreria (preferisco anch’io da solo, anche se spesso ci vado con un amico anche lui divoratore di libri…), mi lascio incantare dai colori delle copertine, forse una specie di deformazione, ma amo molto le librerie piccole, con i libri accatastati uno sull’altro, che oggi si trovano sempre meno, così la ricerca di un titolo diventa una specie di caccia al tesoro e, vedessi che soddisfazione… :-)

    Oggi le librerie sono diventate una specie di supermercato, tanta quantità, ma forse poca qualità, una cultura che si vende a peso, alla faccia di chi, come me, ama poco le bilance.

    By arthur on apr 29, 2010

  12. @ Arthur: io invece stranamente (riconoscendomi come un’integralista della cultura libresca) non bado molto al luogo in cui vengono venduti: bancarelle, supermercati, grandi catene, bouquinistes o edicole, non mi importa granché. Ammetto di aver comprato libri ovunque, anche in situazioni improbabili (e talvolta erano degli autentici capolavori…)
    Però capisco bene quel che dici, la tua caccia al tesoro, la ricerca fortunosa ma mirata… una sorta di racconto nel racconto, non trovi?
    Bellissimo…

    By VforValentina on apr 29, 2010

  13. Ehi! Ma dico, come funziona? Io lascio un minchionissimo commento che però smuove le acque e Eugenia ( bel nome) partorisce l’idea di un blog…e comunicherà l’indirizzo in antemprima a Vale. Ed io? Non c’è giustizia a questo mondo, non c’è liberazione, ci sono solo librerie senza reali affinità elettive.
    Sulla liberazione “scrivendo” un giorno scriverò un trattato. Lo troverete in libreria.

    By piero on apr 29, 2010

  14. @Piero…non è mancanza di fiducia per carità…è che Valentina per me non è solo una persona che Leggo ma che conosco…quindi a lei l’onore…perchè è comunque un pò che l’idea mi balenava per la testa…tu indubbiamente sei stato la miccia…ma abbi pazienza , solo dopo la sua revisione oserò mettermi a nudo (per me scrivere è come spogliarsi) davanti ad uno sconosciuto…

    By Eugenia on apr 29, 2010

  15. EUGE’ qua siamo tutti nudi. Se resti con qualcosa addosso fai la figura di una trasgressiva.
    Valentina non essere severa che lo so quanto puoi diventarlo: sintassi, figure retoriche, sospensioni, stile, punteggiature, vocabolario, buone letture, fantasia, emotività, riflessività, un pizzico di civetteria, e parole fredde come un bisturi. E chi si salva? Solo io. Dove l’hai messa la moto?

    By piero on apr 29, 2010

  16. @ Piero: felice che tu ed Eugenia vi siate parlati direttamente… per il resto, non vedo l’ora di trovare in libreria il tuo trattato!
    Per tutto l’altro “resto”, insomma, mi è venuta una curiosità. Come fai a conoscere e, soprattutto, a descrivermi così bene solo giustapponendo qualche sostantivo, e nemmeno di quelli troppo originali?
    Ammetto di essere rimasta ammirata, leggendo il tuo secondo commento. Ammirata doppiamente.
    Dalla tua precisione secca e acuta nel descrivermi.
    Della mia trasparenza prevedibile e sconfortante nel mostrarmi.
    Chapeau.

    By VforValentina on apr 29, 2010

  17. (Dimenticavo la faccenda della moto!
    La moto immagino stia bene; mi auguro goda di ottima salute; penso macini chilometri con soddisfazione – di cavallo e cavaliere. Rigorosamente: sotto le chiappe giuste. Che, prevedibilmente: non potevano essere le mie…)

    E sul fatto che ti salvi solo tu, be’, ecco, ho letto il tuo ultimo post, oggi, e ti ho trovato di un umore un cicinìn troppo plumbeo per poterti definire addirittura salvifico, ecco… ;-)

    By VforValentina on apr 29, 2010

  18. La piccola libreria, mi da un senso di “intimo”, più o meno, il libro ed io e poi generalmente in queste librerie è facile trovare dei vecchi libri. Mi vengono in mente le bancarelle di libri che c’erano una volta nelle città, Milano, Firenze, dove acquistavano anche i libri (da studente ne ho venduto qualcuno e poi li ho dovuto ricomprare… :-) ) oppure quelle lungo la Senna a Parigi, dove l’odore della carta, ricordava le vecchie e umide cantine abbandonate di certi palazzi antichi.

    Una volta ho trovato in queste bancarelle, un bellissimo libro vecchio di medicina, che ho regalato poi a mio padre, insomma, non ho nulla contro le grosse librerie (per esempio la Feltrinelli a Milano è una delle mie preferite), diciamo che alle volte tutto quel luccichio di carta stampata nuove di zecca, mi distrae un po’, al punto che entro, gironzolo e poi esco senza aver comprato nulla. (beh, diciamo che anche il casino della gente fa la sua parte)

    Ma non è sempre così, ovviamente, e poi probabilmente, faccio parte di quegl’ultimi inguaribili romantici, forse… ;)

    By arthur on apr 30, 2010

  19. Dove posso sottoscrivere la richiesta di giornate come quella?
    :)

    By simple on apr 30, 2010

  20. @ Arthur: sai qual è una delle poche belle che mi riconosco? Quella di riuscire a dimenticare il casino, quando ci sono di mezzo i libri.
    E comunque un uomo romantico… che bellezza!

    @ Simple: fosse così facile, la sottoscriverei io stessa ogni giorno! :-)

    By VforValentina on mag 3, 2010

  21. non sei la sola…..nonostante non abbia molti o grossi problemi la realtà che amo è quella della letteratura.
    ed i problemi grossi sono che non ci sono più (almeno dalle mie parti) i librai/ie di una volta.
    e le giornate come quelle sono sempre più rare…..
    e quest’ultima tua te la invidio tutta.
    ciao

    By gianni bestagno on mag 3, 2010

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