Perché tutto si tiene

Leggo qui dell’articolo di Massimo Fini sulle donne, e leggo con attenzione anche la giusta replica di Marina. Devo ammettere che a me l’articolo di Fini, in più punti, ha fatto venire da ridere (usa espressioni talmente buffe! Ad es.: «Ma state a casa, cretine, a fare figli», «Al primo singhiozzo [il pianto delle donne] bisognerebbe estrarre la pistola», e la stupenda «Ma come, io [uomo] faccio la fatica di scoparti e ti devo pure pagare?»). Insomma, un umorista nato.

Le sue “argomentazioni” sono così grossolanamente volgari, ingiuste e ignoranti da non meritare di essere prese in considerazione; diciamo che il Fini si commenta da sé, e dà esattissima misura di quel che vale – e di quel che vale il suo pensiero – scrivendo quel che scrive. Non c’è bisogno di star qui a raccontarsi che “scopare” con gli uomini non è sempre così appagante come loro credono, e mi spiace per i loro sforzi, ma spesso gli sfugge del tutto l’abc dell’anatomia femminile, ai signori maschi, e questo è un problema che nessun consumo di calorie, gesto acrobatico o dispendio di sudore riuscirà mai a superare.

C’è però un aspetto serio nelle riflessioni che Massimo Fini, involontariamente, ha suscitato in me. Ed è questo: c’è qualcosa di sbagliato in questa rigida distinzione maschile/femminile che la nostra società e la nostra cultura continua a portare avanti. C’è, anzi, molto di sbagliato in tutte le distinzioni aut-aut che il nostro pensiero occidentale continua a fare.
Io capisco i pregi della semplificazione, ma vedo anche i tragici limiti del semplicismo. E ostinarsi a guardare il mondo e le nostre categorie alla luce di opposti, di qualunque tipo (bene/male, bianco/nero, giusto/sbagliato, bello/brutto, positivo/negativo) è limitante. Non è solo una questione che gli opposti si attraggono o che esistono le sfumature. E’ un discorso al tempo stesso più complesso e molto più semplice.

E’ che tutto si tiene, che nel maschile ci sono qualità femminili e viceversa, è che il bianco (assoluto) e il nero (assoluto) esistono solo come categorie mentali e non reali. Se prendiamo ad esempio le filosofie orientali, ci rendiamo conto che nulla è mai così come la nostra mente lo analizza e lo sintetizza, perché in ultima analisi ogni cosa dipende da ogni altra cosa, tutto è legato a tutto.
Per restare in tema: il mascolino e il femminino sono qualità che tutti abbiamo, indipendentemente dall’essere uomo o donna, e sono complementari, non opposte. Non si fanno la guerra, ma operano per trovare la pace.

Mi rendo conto che sto facendo della facile teoresi. Ma, esemplificando al massimo e portando la mia esperienza, posso dire questo: mi sono sempre sentita molto “femminile”. Molti sono gli aspetti caratteristici dell’archetipo femminile che io mi riconosco (l’empatia, la capacità di accogliere, l’adattabilità, l’istintività e così via). Ma, al contempo, mi sono sempre sentita molto “maschile”, perché negli anni ho sviluppato qualità che sono tipiche dell’archetipo maschile, come la forza, la razionalità, l’aggressività.

Un uomo come Massimo Fini, che fa di tutta l’erba due fasci e li divide salomonicamente, ecco, mi fa pensare che non abbia capito nulla della propria natura, del proprio essere uomo, e abbia una fottutissima paura di ciò che non rientra nelle regole, negli schemi. Le regole e gli schemi ci servono per incasellare, razionalizzare, ordinare e poi dire «Oh, che soddisfazione! Ogni cosa è al proprio posto!».

Ho una notizia buona e una cattiva. Quella cattiva è che le cose non sono mai “al loro posto”. Quella buona è che non si tratta affatto di una cattiva notizia.

V

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6 risposte a Perché tutto si tiene

  1. arthur scrive:

    Beh, commentare vorrebbe dire che ripeterei, magari con altre parole, il tuo pensiero (condivido in pieno…), però una cosa voglio dirla: mi è piaciuto molto l’ironia che ci hai messo, e poi, quella della buona e brutta notizia mi ha fatto ridere tanto.

    Solo una cosa, visto che non ti conosco, sei veramente aggressiva ne più e ne meno come un uomo? ;)

    ‘pranzo!

  2. VforValentina scrive:

    Se sono aggressiva come un uomo? Uhm… Non saprei. So che sono una persona piuttosto aggressiva (prepotente, forse, a tratti). Ma la cosa, ti dirò, non mi dispiace molto, soprattutto perché è un’aggressività che riesco a gestire.
    Buon pranzo a te!

  3. arthur scrive:

    Addirittura prepotente… non si direbbe… :-)

  4. Bk scrive:

    Più che un articolo quello del Fini sembra un monologo da bar, barbiere o caserma… intervallo da assensi, sguardi abbassati e sarecinseche abbassate sulle anime dove ognuno nasconde se stesso e non vedi l’ora di andartene sperando che nessuno realmente sappia come sei.

    C’è qualcuno che invece di dire “mi piacciono le donne” dica: “Mi piaci tu, mi piace quel che sei e che ancora non sei”.
    Oppure “odio le donne” sostituito da: “questo atteggiamento di alcune donne che conosco mi innervosisce oltre il gestibile”.

    A me gli assoluti mi cominciano a stare sulle balle…
    Guardare negli occhi e dire quel si pensa a chi SI pensa… la vera rivoluzione del terzo millennio…

  5. VforValentina scrive:

    @ Arthur: talvolta, ma per poco, e simpaticamente! :-)

    @ Bk: è vero, le generalizzazioni sono facili e false.
    In trent’anni di vita, la sola cosa che ho imparato è l’impossibilità di cambiare gli altri. L’unica salvezza, e l’unica rivoluzione possibile, non può che cominciare da noi stessi.

  6. marina scrive:

    letto e approvato convintamente.
    Naturalmente sul piano delle creature maschio e femmina. Poi sul piano della costruzione sociale ahi, che dolori…un discorso come il tuo, che condivido, i beceri se lo mangiano in un boccone. Per cui la mia parte maschile gli fa guerra :-)
    marina

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