Pinkola Estés ci dice che, quando soffochiamo il Sé creativo e pazzerello che ci spinge a fare, un pezzetto di noi lentamente muore.
Io non posso non scrivere, ecco tutto. E, per quanto apprezzi leggere di arte, attualità e sociologia, non posso che scrivere di quel che so, di quel che esperisco quotidianamente. Quel che esperisco è l’ondeggiamento estenuante della mia interiorità – fatta di cose che incontro vedo vivo e sento, fatta di musica che ascolto e avvenimenti che succedono, di inconscio paure e proiezioni.
Detesto l’intimismo, per quanto alla fine ogni cosa che scrivo abbia un sapore speziatamente intimista.
Ma, ecco, l’intimismo mediato è il risultato a cui tendo: un sottilissimo filo tagliente che costringe lo sguardo ad essere vigile, i piedi saldi, un occhio dentro e un occhio fuori di sé.
Questo il mio obiettivo: sguardo di salamandra e abilità da giocoliere.
