Post incazzato e pseudo-filosofico che nessuno leggerà ma che dovevo scrivere
10 ottobre 2009 – 14:53
Devo mio malgrado prendere atto del fatto che, in queste settimane, ci sono molte cose che mi stanno sui coglioni, cose che mi infastidiscono a livello epidermico o profondo, che mi intristiscono oppure mi irritano. Insomma: le sfumature sono diverse, ma la sensazione è la stessa, quella di un’insoddisfazione generalizzata verso il mondo esterno.
Le chiacchiere. Tutto, intorno a noi, si riduce in chiacchiere. La politica, la letteratura, l’arte e l’etica: è un rumore di fondo in cui, accanto ad un menefreghismo massificato, domina la rapidità di un giudizio affrettato e superficiale.
Esempio. Ci sono tre tizi e La Repubblica di Platone: il primo non la leggerà nemmeno sotto tortura (il menefreghismo massificato); il secondo la leggerà e sarà come non averla letta (il rumore di fondo, buono per dire a qualcuno che si vuole impressionare o zittire: «Io ho letto Platone!»); il terzo la leggerà e le piacerà. Che può rivelarsi il peggiore dei tre casi. Ho visto e sentito fin troppa gente, peraltro in gamba, emettere giudizi come «Platone? Una figata!».
La cosa mi raccapriccia. Io non so se Platone sia una figata, forse sì, ma non è questo il punto.
Il punto è che, al ginnasio, quando studiavamo gli antichi greci o i romani o chi per loro, la nostra insegnante, durante le interrogazioni e i temi, ci strillava contro se ci permettevamo di dire «la ragazza di cui era innamorato Catullo si chiamava Lesbia», perché «ragazza» era un termine non adatto (ovvero esteticamente e ontologicamente scorretto), un termine che, in soldoni, “stonava” con il contesto storico.
Questo aneddoto mi ha insegnato una grande verità: che non c’è un unico registro buono per ogni evenienza, ma ci sono molti registri, ci sono molti modi di parlare delle cose, e che a ogni cosa compete attenzione, ricerca, precisione e amore per la verità.
La questione che, riflettendoci bene, mi urta i nervi è la pressoché totale assenza di qualità del mondo in cui viviamo. Poche cose, poche persone, poche situazioni hanno in sé quel qualcosa di eccellente che è in grado di scardinare il nostro sopravvivere quotidiano. Eppure ci sono tantissime persone intelligenti e colte, persone virtualmente capaci di produrre pensieri stupendi, ma che hanno atrofizzato questa capacità accontentandosi del loro mediocre bastare a se stesse. Una persona che si basta è una persona che non ha più niente da dire.
In linea di massima non predico l’umiltà né l’intelligenza né l’istruzione. Tutto questo è, se fine a se stesso, sterile. Quel che tento di predicare sono il gusto e la ricerca incessante. E’ quel movimento che spinge le persone a sforzarsi di essere qualcosa di meglio, indipendentemente dal risultato. E’ l’andare oltre, in territori inesplorati e forse paurosi, territori in cui è possibile trovare quel barlume di eccellenza senza il quale siamo tutti educatissime bestie.

26 Responses to “Post incazzato e pseudo-filosofico che nessuno leggerà ma che dovevo scrivere”
I capisaldi, da stringerti la mano:
“Quel che tento di predicare sono il gusto e la ricerca incessante. E’ quel movimento che spinge le persone a sforzarsi di essere qualcosa di meglio, indipendentemente dal risultato”.
“Una persona che si basta è una persona che non ha più niente da dire”
By Filippo on ott 10, 2009
“In linea di massima non predico l’umiltà né l’intelligenza né l’istruzione. Tutto questo è, se fine a se stesso, sterile. Quel che tento di predicare sono il gusto e la ricerca incessante. E’ quel movimento che spinge le persone a sforzarsi di essere qualcosa di meglio, indipendentemente dal risultato. E’ l’andare oltre, in territori inesplorati e forse paurosi, territori in cui è possibile trovare quel barlume di eccellenza senza il quale siamo tutti educatissime bestie.”
Da questa tua conclusione si deducono due cose molto semplici anche per chi abbia solo la terza media:
1) hai scritto un post talmente banale da sfiorarare il ridicolo, se non fosse scritto per una rivista di satira;
2) Inizia tu a scrivere e/o pensare qualcosa che abbia a che fare col gusto o con la ricerca incessante.
Questo tuo post è ideale per lo spot della carta igienica: al primo utilizzo è pronto per la fogna!
By Ludovico on ott 10, 2009
@ Filippo: grazie!
@ Ludovico: in linea di massima mi piacciono molto le dispute. Altrove lamentavo l’assenza di un po’ di sana polemica, su questo blog. Quindi accolgo il tuo commento con piacere.
C’è un però.
Le dispute, la critica costruttiva, non devono essere un mero tiro al bersaglio. Devono colpire un centro, indicare una direzione alternativa. Cosa che tu, purtroppo, non fai, limitandoti ad essere offensivo e brutale senza in alcun modo riuscire a scalfire l’essenza delle cose scritte.
L’unica cosa a cui il tuo commento mi fa pensare è che tu ti sia sentito così piccato da questo post perché infondo ti ritieni parte di quella maggioranza mediocre di cui parlo. E me ne dispiaccio molto, credimi.
Altrimenti, non saprei come spiegarmi la tua reazione francamente eccessiva. Se non condividi, e se pensi che io dica cose banali e di facile consumo (che può benissimo essere una possibilità), puoi esprimerlo senza per forza arrivare a scomodare similitudini scatologiche.
By My funny Valentine on ott 10, 2009
Secondo me ti riferivi a qualche episodio in particolare, ma non ho compreso cosa
Comunque condivido in pieno la tua posizione, che sintetizzo nel tentativo di essere ogni giorno migliori di sè stessi.
p.s. è buffo, chissà quante volte ci siamo incontrate in corridoio durante la pausa ricreazione al vecchio liceo di Piazza Calvi
By alessandra on ott 11, 2009
@ Ale: non mi riferivo a niente in particolare, ma a uno stato generalizzato che ieri, commentando con un amico, ho definito «conato di insofferenza verso il mondo esterno». Tanti piccoli fatterelli qualunquisti e retorici che hanno colmato la misura…
Per quanto riguarda Piazza Calvi, può essere benissimo. Purtroppo sono la persona meno fisionomista del mondo, ergo potrei averti visto centinaia di volte e non ricordare una cippa. Tranne quando credo di “vederti” in metropolitana e prendo tragici abbagli!
By My funny Valentine on ott 12, 2009
“una persona che si basta è una persona che non ha più niente da dire”
Non concordo. Bastarsi può essere segno di equilibrio o di un periodo dedicato alla ricerca durante la quale si preferisce ascoltare, guardare e leggere piuttosto che dire qualcosa di “oltre” (in senso negativo) sfruttando un’ipercinesi intellettiva fintamente profonda o interessante. Credo nei cicli piuttosto e non nello sforzo perenne, e spesso patetico, di cercare il nuovo dove non si ha la forza per farlo, ma solo la voglia.
By Andrea Giuseppe Capanna on ott 12, 2009
Hai ragione da vendere. Credo che la tua rabbia sia anche un po’ la mia e quella di tanti altri che si trovano a constatare lo stesso impoverimento culturale (ma anche cerebrale) del genere umano…
By EncreNoire on ott 12, 2009
@ Andrea: non posso dire di non essere d’accordo con te. Ma è ovvio che diamo significati diversi all’espressione “bastare a se stessi”. Per me significa un atteggiamento autocompiaciuto e pigro che nulla ha a che vedere con l’equilibrio di cui parli tu. Che è un traguardo nobilissimo e difficile a cui tutti tendiamo.
@ EncreNoire: intendevo proprio “denunciare” questo impoverimento.
By My funny Valentine on ott 12, 2009
A proposito delle osservazioni di Ludovico:
1)interessante che un post vagamente (o forse ’sottilmente’) escatologico provochi reazione scatologiche. Un segno dei tempi.
2) forse il post era una sagra dell’ovvio (dell’ovvio,però, non del banale, che è diverso), ma ci sono cose così ovvie che finiamo per dimenticarcele. Per ignorarle. Per sottovalutarle. E quindi è decisamente utile che qualcuno ci costringa a soffermare su simili cruciali ovvietà la nostra attenzione assuefatta-distratta. E poi i post di questa ragazzetta qui nella maggior parte dei casi non difettano nè di gusto nè di ricerca. (O forse più che ricerca, sotto lo stile levigato e/o frizzante, si cela inquietudine. Inquietudine che qui è venuta esplicitamente allo scoperto. Almeno così mi è parso)
By Vi.P. on ott 12, 2009
A me sembra un post illuminato e illuminante… (e l’ho letto 2-3 volte con analisi di coscienza inclusa!)
By Laura on ott 12, 2009
@ Vi.P.: concordo con quel che osservi. Forse il tuo era il modo migliore di rispondere a tal Ludovico.
@ Laura: be’, grazie!
By My funny Valentine on ott 12, 2009
(Soprattutto esame di coscienza)
By sancla on ott 12, 2009
Approvo, in tutto e per tutto, purtroppo troppe cause sono effetto di un assopirsi, accontentarsi del possibile senza sforzo è un continuo tempo-spazio delle azioni umane.
Da questo ne scaturisce anche lo scarica barile profesionale e l’ipocrisia di parole e pochi fatti in cui si vive.
Ma noi non disperiamo!
By Mek2.k on ott 13, 2009
@ Sancla: (soprattutto mio)
@ Mek: avevo dimenticato di parlare della logica del “senza sforzo”. Hai perfettamente ragione. Sai, l’altro giorno pensavo al detto: l’ozio è il padre dei vizi. In fondo, credo proprio che sia così (laddove “ozio” significa “soldi facili”, “successo facile”, “niente sbattimenti, nessuno sforzo, nessun sacrificio”).
By My funny Valentine on ott 13, 2009
Cerchi un amore impossibile e ne sei cosciente, ma innamorarsi del silenzio voluttuoso che si apre dopo un libro importante è tipico di chi in fondo aspira ad annullarsi. Non credo che che tu pretenda di considerare i blog come il terreno naturale in cui si possano fare distinzioni fra ragazza e donna in un testo di Catullo; credo invece che tu abbia gustato di quel silenzio e delle infinite vie che da esso discendono. Questo è il motivo della tua insofferenza: hai qui, come tutti noi, un buon rumore di fondo, talvolta quasi una musica…vorresti anche lo stacco della sezione d’archi della quinta di Beethoven o l’armonia del Quarto brademburghese di Bach? “non c’è un unico registro buono per ogni evenienza” Infatti il blog, anche il migliore non lo è. La sensazione che ne può nascere invece sì, a volte. Succede come quando guardi Kandisky e all’improvviso fai parte dei colori e delle linee e capisci dove portano ma non sai dirlo, non sai raccontare ad altri l’astrattismo ma sai parlarne e qualcuno seguirà in silenzio il sentiero e ci sarano più occhi a guardarlo. Sfogliarti è uno dei pochi piaceri rimastimi e il decimo anno è ancora lontano, forse troppo. ENZO
By enzorasi on ott 14, 2009
“Una persona che si basta è una persona che non ha più niente da dire.”
posso incorniciare queste parole? sono il sunto della mia vita dell’ultimo decennio…
By Martina on ott 15, 2009
@ Enzo: vedi, a questo punto non penso nemmeno più che i blog siano qualcosa di essenzialmente e necessariamente “basso” come prodotto culturale. Infondo, la distinzione semantica tra donna e “fanciulla” fa ormai parte di me, del mio vissuto, e in qualche modo (marginale, d’accordo), anche il blog fa parte del mio vissuto. E’ naturale che io metta questo vissuto nelle cose che scrivo. Questa, per me, è la “qualità”, indipendentemente da come la vedano gli altri.
E’ sempre un piacere leggerti, Enzo. Spero che tu stia bene, e che i piaceri della tua vita sia tanti, non pochi.
Un abbraccio.
@ Martina: incornicia pure!
By My funny Valentine on ott 15, 2009
Il mio voleva essere un giudizio. Non un tiro al bersaglio. Hai scritto un’emerita stronzata. Tutto qua. E ti è consentito farlo perchè il web è come il pattume: ci trovi di tutto.Se ti sei tanto sentita offesa, non so che farti e che dirti! Cambia carattere, o cancella quello che scrivi e che ritieni sublime per il tuo palato.
Forse faccio parte della maggioranza mediocre – che detto da te sfiora il ridicolo di un sano complimento – ma non ostento quella ridicola superiorità che trapela dalle tue righe.
Se accetti i commenti, non dolertene per chi ritiene che un tuo scritto possa essere usato come la carta igienica. Anzi, dovresti reputarti molto soddisfatta: potrebbe essere una specie di premio per la nettezza delle idee.
E ripeto, se apri uno spazio non cercare quel facile consenso. Apri la tua mente alla critica, benchè violenta e incisiva.
Potrebbe aiutare quei neuroni che lasci sospesi come nuvole nel cielo.
Buona sorte…
By Ludovico on ott 16, 2009
Guarda, Ludovico, per una volta non sarò moderata e, prendendo a prestito il tuo eloquio, ti confesso che la prima reazione al tuo commento è stato un bel «vaffanculo».
Poi ci ho ripensato. Hai ragione, tuo malgrado, su una cosa.
Che dalle mie righe trapeli “superiorità” è qualcosa di non voluto e non cercato, però posso capire che arrivi a chi legge questa sensazione di “algido distacco” che tu chiami superiorità. Questo mi spiace molto, anche se nella fattispecie non mi spiace certo per i lettori come te.
D’altro lato, io non «devo» fare nulla di quel che dici: non ho intenzione di cambiare carattere o cancellare quel che scrivo (e perché mai, poi? Perché il primo maleducato che arriva sul mio blog pretende che io lo faccia? Ma per favore!)
E in ultimo: no, non mi sono sentita offesa, affatto.
Il web è pieno di posti sicuramente migliori di questo. Impiega meglio il tuo tempo, andando a visitare e commentare quelli, per cortesia.
(Dimenticavo! Non ti sarai mica offeso per le parole che ho usato verso di te, vero? Altrimenti significherebbe che nemmeno tu sei tanto bravo ad «aprire la mente alla critica violenta e incisiva»…)
By My funny Valentine on ott 16, 2009
Le parolacce denotano la particolarità di un’anima sensibile all’insano eloquio e incapace di articolare un discorso, una polemica, un giudizio non positivo.
Il “vaffanculo” te lo restituisco non perchè io sia uno che si offenda – sono triviale anche io, ma non come te in modo improprio, ma sempre nei canoni della sana maleducazione – ma semplicemente perchè sei capace di usare una parola(ccia) senza poter argomentare.
Forse i tuoi studi sono stati così scarsi da impedirti la successione logica di un soggetto, un predicato verbale e un complemento logico.
Ma siamo in Italia, lo dimentico spesso. Un diploma o – peggio – una laurea la si regala a chiunque…pecunia non olet!
Che io sia maleducato me ne vanto…non sono perbenista o moralista a piede libero.
Su, rifletti prima di scrivere….ne vale proprio la pena riempire uno spazio vuoto con delle pseudo-riflessioni sull’ontologia del nulla?
Passare in questo angolo di web è sempre un modo per sorridere sulla differenza tra persone pensanti – nella quale categoria difficilmente potresti rientrare – e le persone incapaci.
Grazie per le conferme che dai anche con risposte povere di contenuti.
By Ludovico on ott 16, 2009
Post intenso. Fattelo entrare dentro. Dentro la pelle, dentro le vene. Che non rimangano solo parole. Un abbraccio
Silvio
By silvio on ott 18, 2009
le parolacce vanno argomentate?
le parolaqcce non vanno mai argomentate esistono proprio per essere buttate fuori al momento opportuno
un vaffanculo sparato te lo prendi e te lo tieni solo chi lo ha inviato lo può ritirare semmai… mi spiace per te
By Luca on ott 18, 2009
Cazzo in questo angolo di cazzo di cielo iperuranio (o di inferno?) cibernetico ci sono sempre un sacco (stavo scrivendo un ‘cazzo’ invece di un ’sacco’) di cose da imparare (a proposito meglio dell’università e oltre tutto sine pecunia cioè aggratise)cazzo oggi ho imparato
1) che si può dialogare botta e risposta senza nemmeno curarsi di leggere la botta e sbottando alla cazzo nella risposta
2)che ‘le parolacce denotano (…)un’anima sensibile all’insano eloquio’ Pura poesia allo stato puro cazzo
3) che esistono dei canoni della maleducazione (sic!!!!) cazzoooo
4) e che il mondo è pieno di buoi che danno del cornuto all’asino. Eh sì. Cazzo.
Su, Lodovico, rifletti prima di scrivere….ne vale proprio la pena riempire uno spazio vuoto con delle pseudo-riflessioni sull’ontologia del nulla?
By Vi.P. on ott 20, 2009
Vi.P: ti iscriverò d’ufficio all’albo degli scrittori maledetti.
By Ludovico on ott 22, 2009
ludo-vico: immaginare un “albo degli scrittori maledetti” è un evidente ossimoro. sarebbe come se un apolide si iscrivesse all’anagrafe. Quindi delle due l’una: o si trattava di una battuta ironica, o di una cazzata. Il problema del web (come per gli sms)è che non si sente il tono della voce. L’ironia, quando c’è, spesso non passa. Ed altrettanto spesso ce la immaginiamo quando non c’è. Morale della favola: ognuno legge nelle parole altrui quello che gli pare, proiettando se stesso e ignorando l’altro. Quindi meglio scambiare messaggi scritti solo con persone intelligenti (E nel mio caso anche un poco ironiche). Scrivo tutto questo in pieno e smaccato spirito di auto-contraddizione.
By Vi.P. on ott 27, 2009
@ Vi.P.: questo tuo ultimo commento è davvero spassosissimo!
By My funny Valentine on ott 27, 2009