Endless
21 febbraio 2010 – 15:42Ci sono cose che iniziano e hanno stampato in sé il marchio della fine. Ci sono cose che finiscono ma in realtà cambiano solo forma, luogo e modi. Ci sono cose che non finiscono, poi ti rendi conto che si sono esaurite come la sabbia in una clessidra, e senza rumore senza frastuono hanno consumato il tempo a loro disposizione.
Il tempo di questo blog si è esaurito dolcemente e senza dolore, è tempo che è andato a depositarsi da qualche altra parte, è tempo che si dipana altrove.
Sono una donna senza più parole-blog, pensieri-blog né voglie-blog: quel che avevo da dire, in formato di piccoli post, immagini e citazioni, l’ho detto quand’era il momento. Ora è il momento di chiudere il cerchio.
In questi anni di Tipi d’aMare ho ricevuto molti consensi, molte critiche e molti spunti di riflessione su me stessa. Ho dato qualcosa di me, e tanto ho ricevuto in cambio. E, se una critica è stata più ripetuta di altre, è questa: che spesso davo l’impressione di nascondermi dietro le parole, e non di svelarmi. Le mie parole davano l’impressione di una maschera, di un atteggiamento, di una postura da palcoscenico. E’ una critica vera. Dietro quella maschera stava germogliando una persona, e quella persona aveva paura di uscire e mostrarsi.
Adesso sono una donna innamorata. E, come ogni persona innamorata, ho paure triplicate, e insicurezze e vertiginosi travagli interiori. Cado, cedo, incespico, sbaglio e sbaglio. Ma non sono le mie maschere a cadere, sbagliare e incespicare. Sono io, in persona, che vengo fuori da anni di incapacità a mostrarmi e d’incapacità ad amare.
E’ la cosa più difficile che io abbia mai fatto in vita mia: mostrarmi per quel che sono – con tutti i limiti che mi pesano addosso e m’appesantiscono – e chiedere lo stesso di essere amata, di avere la possibilità d’amare.
“Tremaredamore” significa proprio questo, adesso: lo schiudersi di un guscio dal quale emergo con tutta me stessa, senza piumaggi che depistino l’attenzione, senza trucchi, senza luci al neon che impressionino la rétina e confondano le idee. Esco dal mio guscio su gambe fragili e malsicure, ma più solide e più vere di qualunque illusione a cui io abbia dato vita in questi anni, in queste pagine di blog.
C’è tantissimo che aspetta, là fuori. Ed è senza fine.
V


Ero in fila alla cassa del Pam stasera, col mio cestello pieno di quattro robe strambe, e davanti a me c’era una ragazza col suo cestello pieno di altrettante robe strambe curiosamente simili alle mie, e la coda di cavallo. Be’, anche io avevo la coda di cavallo, stasera, ma la sua avrà avuto ad occhio e croce dieci anni meno della mia. Ecco.
Nella vecchia casa dei miei nonni c’era questa credenza in legno, di quelle credenze antiche coi cassetti e le mensole e i vetri smerigliati. Aveva un aspetto piuttosto malconcio ma, sotto la patina di rovina e inutilità, era ancora un bel mobile – come una vecchia donna imbruttita dall’età ma non sconfitta.
Malumoreggiare è una parola buffa, imbronciata. Mi ricorda il suono di una pernacchia felice, ma anche il rombo del mare quando un temporale estivo ti coglie sulla spiaggia di notte, e ti appiccica i vestiti bianchi e capelli in faccia.
L’altra sera, bevendo un aperitivo in compagnia, rispolveravo il vecchio cliché della «ragazza con la valigia». Raccontavo del mio essere sempre in viaggio – mai come in questo periodo della mia vita – e di quanto la cosa in fondo mi piaccia.
Rientrando a Milano da Roma, l’altro giorno, ho provato una sensazione straniante di soffocamento. Milano mi è sembrata tutto a un tratto angusta e grigia, coi suoi marciapiedi bagnati dall’umidità e quel sole che non riesce a tagliare la coltre pesantissima di nuvole e nebbia. Un impasto appiccicoso di trame decadenti e volti sconosciuti che all’improvviso mi sembravano tutti già visti. Un senso di claustrofobia non controllabile.
C’è tutta una masnada di biechi individui che affermano l’assoluta inafferrabilità intellettuale dei sentimenti e delle emozioni. Tali biechi individui non incontrano le mie simpatie. Un’emozione è una ricetta di cucina, e lo dice una che ha fatto corsi di alta cucina per poi limitarsi a nutrirsi di riso bollito e hamburger. Per dire.
Saturno si porta dietro una pessima fama, ma gli astrologi garantiscono che non è così. E’ un pianeta lento, che transita in ciascun segno ogni 30 anni, e lì bivacca per circa 2. Ora è il mio turno, la volta di Saturno in Bilancia. Non ho ben capito se ci è entrato la settimana scorsa o se dovrà entrarci giovedì prossimo, ad ogni modo ci siamo. Con Saturno nel segno, inizia la svolta epocale di tutta una vita.